τ&τ
TERMINOLOGIE ET TRADUCTION
TERMINOLOGY AND TRANSLATION
TERMINOLOGIA Y TRADUCCIÓN
TERMINOLOGI OG OVERSÆTTELSE
TERMINOLOGIE UND ÜBERSETZUNG
ΟΡΟΛΟΓΙΑ KAI ΜΕΤΑΦΡΑΣΗ
TERMINOLOGIE EN VERTALING
TERMINOLOGIA E TRADUZIONE
TERMINOLOGIA E TRADUÇÃO
TERMINOLOGI OCH ÖVERSÄTTNING
TERMINOLOGIA JA KÄÄNTÄMINEN
2.
1999
la revue des services linguistiques des institutions européennes
ajournai of the language services of the European institutions
τ&τ
TERMINOLOGIE ET TRADUCTION
TERMINOLOGY AND TRANSLATION
TERMINOLOGIA Y TRADUCCIÓN
TERMINOLOGI OG OVERSÆTTELSE
TERMINOLOGIE UND ÜBERSETZUNG
ΟΡΟΛΟΓΙΑ KAI ΜΕΤΑΦΡΑΣΗ
TERMINOLOGIE EN VERTALING
TERMINOLOGIA E TRADUZIONE
TERMINOLOGIA E TRADUÇÃO
TERMINOLOGI OCH ÖVERSÄTTNING
TERMINOLOGIA JA KÄÄNTÄMINEN
la revue des services linguistiques des institutions européennes a journal of the language services of the European institutions
2.1999
T&T 2.1999 Adressez toute correspondance à: / Send all mail to:
Pollux Hernúñez Rédaction de Terminologie et Traduction Commission des Communautés européennes
JECL2.158A 200, Rue de la Loi
B-1040 Bruxelles [email protected]
Les opinions exprimées dans la présente revue n'engagent que leurs auteurs.
Authors bear sole responsibility for the views expressed in this journal.
De nombreuses autres informations sur l'Union européenne sont disponibles sur Internet via le serveur Europa (http://europa.eu.int)
Luxembourg
Office des publications officielles des Communautés européennes, 1999 © Communautés européennes, 1999
TERMINOLOGIE ET TRADUCTION
2.1999
SOMMAIRE
5 DELMIRA ASTORRI 21 DORIS O B R Z U T 27 SYLVIA BALL 32 T O M M I BERNITZ 37 CHRISTOS MORTZOS 40 OLAF PRIES 45 AILA ASIKAINEN 52 FRANCISCO PEYRÓ76 HELEN TITCHEN BEETH BILL FRASER
97 PAMELA FABER
Sul tema del multilinguismo Multilingualismus Hindernis
oder Brücke!1
Some reflections from a
terminologist on possible topics to be discussed at a seminar Mulige emner til behandling på
seminaret
Μερικές σκέψεις για τον πολιτικό λόγο της ΕΕ και την πολυγλωσσία Översättning och politik - några
reflektioner kring översättningen av militär terminologi i Europaparlamentets texter Kansalaisten tietojensaannista ja Euroopan parlamentin monikielisyydestä Le "qui-dit-quoi?" de l'acquis communautaire
The hidden life of translators Conceptual analysis and
knowledge acquisition in scientific translation
T&T2.1999
Um olhar computacional sobre a tradução
La introducción de las memorias de traducción en la Comisión Europea
Lengua y tecnología: aspectos terminológicos
L'ostricoltura: Analisi terminologica
Zur Zukunft des Deutschen und anderer Sprachen in Europa La sai de las lenguas
Conférence pour une
infrastructure terminologique en Europe
Avis aux lecteurs Avis aux auteurs Comité de rédaction
124 SANTOS D I A N A
138 SANTIAGO DEL PINO
156 BEGOÑA MONTERO 167 DORIS BISARO 186 WERNER V O I G T 258 MYRIAM NAHÓN-GUILLÉN 282 T D C N E T 285 T&T 286 T&T 287 T&T
D E L M I R A C E C I L I A A S T O R R I
Sul tema del multilinguismo'
Un séminaire sur le multilinguisme, auquel ont participé environ 300 personnes, a été organisé au PE en novembre 1998. La première partie du séminaire a été consacrée à la présentation de trois rapports. Le professeur JOHN TRIM a parlé de l'interpénétration
des langues dans un milieu multilingue, M RENATO DA COSTA
CORREIA du rôle de la traduction dans l'ordre juridique communautaire et dans les prises de position du PE, et le professeur ARTURO TOSI de la nécessité d'une nouvelle culture de la traduction aux fins d'un passage correct des messages politiques. La deuxième partie était constituée d'une table ronde, à laquelle ont participé les
trois rapporteurs, Mme MALOU LINDHOLM, les directeurs généraux
de la traduction du PE et de la Commission, les directeurs de la traduction et de l'interprétation du PE, ainsi que M CHRISTOPHER COOK, journaliste du BBC World Service. Dans l'aprèsmidi, trois groupes de travail se sont réunis pour approfondir les thèmes traités dans les rapports TRIM, CORREIA et Tosi. A la fin, tous se sont retrouvés dans l'hémicycle Schuman pour la présentation des conclusions.
I
l 2 6 novembre 1 9 9 8 si è svolto n e l l ' e m i c i c l o Schuman a Lussemburgo un seminario, dal titolo " M u l t i l i n g u a l i s m : Barrier or Bridge?", organizzato dalla direzione generale della traduzione del Parlamento europeo nell'intento di offrire ai traduttori e agli interpreti delle istituzioni c o m u n i t a r i e l'occasione d i riflettere, insieme alle personalità invitate, sui p r o b l e m i e sulle sfide del m u l t i l i n g u i s m o .Avec ce compterendu du séminaire organisé par le Parlement européen à Luxembourg en novembre 1998 et les contributions qui suivent (p 21/75), nous complétons la publication des travaux dudit séminaire, commencée dans le numéro précédent de T&T INdlr].
T&T 2.1999
1 Genesi del progetto
Nella primavera del 1997 venne affidato al Collegio dei consiglieri linguistici del Parlamento europeo l'incarico di sviluppare l'idea di un grande seminario sul multilinguismo. U n gruppo di lavoro composto da
H E L E N A R A U T A L A , M A I T E W E B E R e D E L M I R A ASTORRI elaborò un progetto che
prevedeva la partecipazione attiva di uno o più parlamentari, di due esperti esterni e di un giornalista. Ottenuta l'autorizzazione del direttore generale della D G 7 BARRY W I L S O N , furono stabiliti contatti c o n il prof A R T U R O TOSI, direttore del dipartimento d'italiano al Royal H o l l o w a y College dell'Università di Londra, e con il prof JOHN T R I M dell'Università di Cambridge quali esperti esterni, nonché c o n CHRISTOPHER C O O K , giornalista del BBC W o r l d Service, in rappresentanza del m o n d o dei media. (Più difficili del previsto si rivelarono i contatti c o n i membri del PE, sempre impegnati a Bruxelles o a Strasburgo oppure in missioni.)
2 Struttura del seminario
Il programma dei lavori si è articolato in tre parti. La prima prevedeva la presentazione di tre relazioni, da parte rispettivamente del prof JOHN TRIM, di RENATO D A COSTA CORREIA della divisione portoghese e del prof A R T U R O TOSI; la seconda era dedicata a una tavola rotonda c o n la partecipazione degli ospiti accanto ai tre relatori, mentre la terza era costituita da tre "laboratori" paralleli, aperti al pubblico, i cui lavori si sono svolti nel pomeriggio.
3 I lavori preparatori
L'adozione della formula sopra indicata presupponeva un'accurata preparazione della terza parte, che avrebbe reso necessaria la mobilitazione di un gran numero di traduttori. Le undici divisioni linguistiche e la divisione del SILD furono invitate a designare una persona per ciascuno dei tre gruppi di lavoro, il cui incarico sarebbe consistito nel riflettere sui temi oggetto delle relazioni del mattino. Tutte le divisioni aderirono alla richiesta designando tre persone ciascuna.
A l l ' i n i z i o del 1998 ognuno dei tre gruppi in tal modo formati ha designato un portavoce e si è dato un programma di lavoro, avviando una serie di riunioni. Taluni membri hanno contribuito oralmente alla preparazione dei laboratori del 2 6 novembre pomeriggio e altri hanno
scritto brevi saggi, parte dei quali è stata pubblicata nel N° 1.1999 di
Terminologia e Traduzione e parte figura nel presente numero della rivista.
Nel periodo preparatorio i tre gruppi si sono avvalsi della consulenza
dei prof Tosi e TRIM e del sostegno costante di RENATO CORREIA.
4 Le lingue utilizzate
L'interpretazione nella giornata del seminario era assicurata in francese e in inglese, quindi i membri dei gruppi di lavoro sono stati invitati a utilizzare preferibilmente quelle due lingue. Le regole che il comitato di redazione di Terminologia e Traduzione ha stabilito per la nostra rivista impongono invece agli autori l'uso della lingua materna. Sono pertanto molto grata ai colleghi traduttori che ancora una volta hanno risposto all'appello e, benché oberati da una quantità notevole di lavoro, hanno accettato di riscrivere nella propria lingua i loro articoli. Affinchè il frutto di tale sforzo non vada perduto, e a beneficio dei lettori che non dovessero conoscere determinate lingue, i testi originariamente scritti in inglese o in francese da autori di lingua diversa sono stati inseriti in uno spazio informatico apposito (cf Intranet, PE, DG 7, Documents).
5 Le tre relazioni del mattino
Davanti a un pubblico costituito da traduttori e interpreti del Parlamento europeo e delle altre istituzioni dell'Unione e dopo aver dato il benvenuto alle personalità invitate, ha aperto i lavori BARRY WILSON, che ha poi assicurato la presidenza per l'intera giornata.
Il primo relatore, il prof JOHN TRIM, ha esordito osservando come il multilinguismo, e il plurilinguismo quale risposta ad esso, siano condizione normale nella società odierna. La globalizzazione economica, politica, sociale e culturale fa ormai della conoscenza di più lingue un'esigenza di massa. L'inglese è divenuto il principale mezzo di comunicazione a livello mondiale, senza togliere vitalità alle lingue nazionali e regionali d'Europa. Le lingue non si limitano a coesistere, ma interagiscono e s'interpenetrano. Non sempre tuttavia una parola che passa da una lingua all'altra mantiene il suo significato originario e il traduttore o l'interprete, sotto pressione, può ricalcare un termine dall'originale sottraendosi allo sforzo di ricercare l'equivalente nella propria lingua. Con il tempo si può far l'abitudine a espressioni che all'inizio suonavano strane. L'interpenetrazione di lingue e di culture tra
T&T 2.1999 loro in contatto è un processo inevitabile che cambia ma arricchisce le lingue interessate, oppure costituisce una minaccia per la loro integrità, da tenere sotto controllo e cui opporsi se possibile? Il ruolo dei traduttori da questo punto di vista è fondamentale.
Il secondo relatore, RENATO CORREIA della traduzione portoghese, ha parlato del ruolo della traduzione nell'ordinamento giuridico comunitario e nelle prese di posizione del Parlamento europeo.
Egli ha osservato che il diritto comunitario, in quanto diritto plurilingue, poggia su una finzione giuridica particolare secondo cui sarebbe sempre possibile dare alla norma giuridica una formulazione identica in ciascuna delle lingue ufficiali. In realtà, è risaputo che non è possibile procedere a una redazione parallela in più lingue dei testi, giuridici o di altro tipo, ma si parte sempre da un testo redatto in una lingua per giungere, mediante il processo della traduzione, alle altre versioni linguistiche.
Sul piano giuridico invece la traduzione non può essere considerata come una fase del processo legislativo se non si vuole rimettere in discussione l'unità e l'universalità della norma. Occorre assolutamente garantire l'uguaglianza di principio delle varie versioni linguistiche. Ci si viene pertanto a trovare in una situazione paradossale per cui se sul piano pratico il diritto comunitario non è concepibile senza traduzione, sul piano strettamente giuridico esso non è concepibile con traduzione.
Tale paradosso si pone con la stessa forza per quanto concerne la formulazione dei messaggi politici, che sono l'argomento trattato dal terzo relatore, il prof ARTURO TOSI.
In merito al problema della comunicazione in ambito plurilingue, egli ha osservato che mentre in passato i contatti tra lingue e culture diverse avvenivano nell'ambito delle relazioni internazionali tra élites culturali, o in corrispondenza dei flussi migratori, oggi il rapido sviluppo delle comunicazioni e delle tecnologie dell'informazione rende possibili i contatti tra lingue diverse anche senza un'interazione culturale.
La prima preoccupazione deve essere quella di garantire un passaggio corretto delle informazioni e dei messaggi politici. Le moderne tecnologie consentono risparmi di tempo e d'energia nel processo di traduzione, ma l'intervento del traduttore resta fondamentale. Occorre che il cittadino europeo sia in grado di comprendere i documenti europei senza dover fare ricorso a una loro versione "semplificata". Bisogna pertanto sviluppare una nuova cultura della traduzione che consenta di eliminare le barriere poste dal multilinguismo e di migliorare la trasparenza dell'informazione.
6 La tavola rotonda
Alla tavola rotonda, di cui è stato moderatore BARRY WILSON, hanno partecipato, oltre ai tre oratori del mattino, l'on M A L O U LINDHOLM, membro svedese del Parlamento europeo, COLETTE FLESCH, direttore generale del servizio di traduzione della Commissione europea, CHRISTOPHER C O O K della BBC, O L G A C O S M I D O U , direttore dell'interpretazione, e HELMUT SPINDLER, direttore della traduzione del Parlamento europeo.
L'on LINDHOLM ha manifestato il suo apprezzamento per il lavoro dei traduttori, indispensabile perchè l'istituzione possa funzionare.
CHRISTOPHER C O O K , quale giornalista della radiotelevisione oltre che della stampa, richiamandosi alla necessità menzionata dal prof Tosi di una comunicazione trasparente, ha parlato di una delle prime regole apprese all'inizio della professione: in ogni trasmissione una sedia vuota era idealmente occupata dal pubblico, e chi era al microfono doveva sempre tenerlo presente. Ai traduttori del Parlamento europeo incombe una responsabilità analoga. I cittadini europei devono poter comprendere pienamente ed esattamente il contenuto dei documenti dell'Unione europea. Per i giornalisti la chiarezza è essenziale al fine di evitare che il pubblico abbia una visione distorta delle questioni di cui si occupa il Parlamento europeo. Spesso tuttavia, spinti dalla fretta, essi non risalgono ai documenti originali per trarne informazioni, ma si limitano a riferire i commenti di altri, con il rischio di riprendere nel loro testo inesattezze o eventuali errori d'interpretazione. Sarebbe opportuno che essi potessero più facilmente accedere ai documenti del Parlamento. Alla trasparenza invocata dovrebbe accompagnarsi la chiarezza. Evitando costruzioni interminabili e complicate si toglierebbe alla stampa dominata da pregiudizi antieuropei il materiale per manipolazioni e attacchi feroci. Prendendo spunto dalla relazione del prof TRIM, CHRISTOPHER COOK ha affermato che i giornalisti non esitano ad attingere a tutta una varietà di linguaggi, del mondo politico e di quelli dello sport, delle varie classi sociali e delle diverse fasce d'età, facendo ampio ricorso ai prestiti da lingue straniere. A suo parere ciò è fonte di arricchimento linguistico anziché di pericoli.
COLETTE FLESCH, direttore generale della traduzione e dell'informatica alla Commissione europea, a proposito di informazione efficace ha riferito che nel 1994 gli uffici d'informazione insediati nei vari paesi sono stati invitati dal servizio d'informazione della Commissione a preparare una serie di opuscoli informativi rispondenti alle esigenze del pubblico locale, diversi quindi non soltanto per lingua ma anche per contenuto e
JO T&T 2.1999 impostazione; il messaggio infatti deve essere sostanzialmente identico ma adeguato alle realtà nazionali e regionali. Ha poi accennato al metodo di lavoro dei giuristi-linguisti del Consiglio, che si avvalgono della consulenza di esperti nazionali per le varie versioni linguistiche delle decisioni di quella istituzione.
L'on LINDHOLM ha parlato delle difficoltà incontrate nei primi tempi dai nuovi membri del Parlamento europeo per la scarsità di traduttori e di interpreti. Per poter svolgere efficacemente l'attività parlamentare, è necessario disporre con un certo anticipo dei documenti nella propria lingua, mentre a volte succede di non avere neppure il tempo di leggere gli emendamenti prima della votazione. Tale necessità è assoluta nel caso dei testi legislativi.
Ha poi preso la parola O L G A COSMIDOU, che ha espresso il suo compiacimento per l'occasione offerta dal seminario di riflettere sulla necessità di un cambiamento sul piano della comunicazione culturale. Con l'aumento del numero di lingue ufficiali, ci si è resi conto che la costruzione di un'Europa multilingue comporta costi non soltanto finanziari, ma anche di adattamento umano. Occorre intervenire presso gli Stati membri affinché adeguino alle nuove necessità la loro politica in materia d'istruzione.
COLETTE FLESCH ha osservato che si sta già agendo in tal senso. Le
scuole e le università dei paesi dell'Unione sono state invitate a riflettere sulla necessità di rivedere i programmi d'insegnamento. Per quanto concerne i paesi candidati, attraverso il Taiex si sta già finanziando la traduzione de\\'acquis communautaire; si contribuirà inoltre alla preparazione del personale linguistico in vista dell'adesione.
Il prof TRIM ha auspicato una sorta di rivoluzione nei vari sistemi d'istruzione in Europa, con la liberalizzazione della professione di insegnante e con l'uso di lingue diverse da quella nazionale per l'insegnamento di varie materie. Occorre incoraggiare in ogni modo possibile il plurilinguismo. In vista del 2000, che sarà probabilmente dichiarato "Anno europeo delle lingue", il Consiglio sta preparando una serie d'iniziative volte a familiarizzare fin da piccolo il cittadino europeo con il maggior numero possibile di lingue straniere.
CHRISTOPHER C O O K ha poi ribadito che il traduttore ha il compito di vigilare affinché il patrimonio linguistico di ciascun paese, elemento fondamentale della sua cultura, sia preservato, e nel contempo deve contribuire all'obiettivo ideale indicato dal prof TRIM.
Il prof TOSI ha concluso sottolineando la responsabilità che incombe ai mezzi di comunicazione di correggere la percezione che i cittadini europei, ma anche il mondo politico, hanno del ruolo del traduttore.
7 I laboratori del pomeriggio
Il primo gruppo, presieduto da BARRY WILSON e assistito dal prof TRIM, era
formato da HELEN SWALLOW, portavoce, ANDREA ANTONELLO, HELENI
CONSTANDOPOULOS, EUSENDA FRANQUESA, PIERRE GOFFIN, ANNA MARIA
GULL, ÁNGELA LLAMAS, AUGUSTO MURÍAS, HELENA RAUTALA, LISBET VERGNAUD e WERNER VOIGT.
AUGUSTO MURÍAS è stato invitato dal presidente a parlare per primo. Egli ha osservato che il traduttore non partecipa al processo di creazione di un testo, quindi ignora il motivo della presenza in esso di parole straniere. Il prof TRIM ha affermato che i britannici sono aperti all'innovazione linguistica e che i prestiti comportano un arricchimento e non la corruzione della lingua. Se l'influenza avviene nei due sensi, tale punto di vista è condivisibile. Ma nel caso del portoghese ad esempio, lingua antica, comune all'intero paese (in Portogallo non esistono dialetti) la presenza di parole straniere si fa sentire. Le piccole comunità tendono ad accettare con troppa facilità l'influenza di altre lingue. L'eurolingua dovrebbe rimanere interna alle istituzioni.
NIKOS SARANTAKOS ha osservato che il primo testo letterario di molte lingue è stato una traduzione, spesso dalla Bibbia. La traduzione non ha quindi svolto soltanto una funzione di mediazione, ma ha anche contribuito alla formazione della lingua. Le traduzioni in greco di testi comunitari influenzano il greco della madrepatria; lo stesso vale per le altre lingue ufficiali. I traduttori concorrono all'evoluzione della loro lingua nazionale. Chi lavora nelle istituzioni comunitarie tende forse ad essere più purista dei greci in Grecia, e perde in qualche misura i contatti con la lingua che nel proprio paese continua ad evolvere. Per tale motivo sarebbe utile un distacco per uno o più mesi dei traduttori delle istituzioni europee, e soprattutto di quelli provenienti dai paesi più lontani, presso un ministero o un quotidiano nazionale.
Il presidente ha osservato in proposito che alla Commissione esiste un programma, detto di ressourcement, che prevede per gli interpreti la possibilità di tornare a lavorare per un certo periodo nel proprio paese.
E' poi stata presentata una serie di esempi volti a illustrare l'influenza del linguaggio comunitario, ma soprattutto dell'inglese e del francese, sulle altre lingue ufficiali.
FRANCO URZÌ ha sottolineato gli inconvenienti che possono sorgere allorché testi altamente specializzati sono tradotti da persone prive di una conoscenza approfondita della materia in essi trattata.
Per HELENI CONSTANDOPOULOS è sempre possibile trovare una soluzione ai problemi di traduzione, ricorrendo se necessario a parole
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nuove. E' lecito creare neologismi, purché si tratti di una creazione responsabile. E' tuttavia preferibile evitare neologismi stranieri, perché si è più disposti a sforzarsi di comprendere una parola nuova nella propria lingua. Riferendosi a un'affermazione fatta da un precedente oratore, secondo cui i traduttori sarebbero i "custodi" della lingua, ha affermato che la parola "custode" le suggerisce un atteggiamento di chiusura, mentre personalmente è disposta ad accettare il nuovo. I neologismi sono "sangue fresco" per le nostre lingue; bisogna tuttavia accertarsi che non si tratti di sangue contaminato.
Per THOMAS MORAITIS, la contaminazione delle lingue è connessa alla specializzazione dell'istruzione oggi impartita nelle scuole. Gli scienziati e le persone colte in genere ricevevano in passato un'educazione umanistica che li metteva in grado di comprendere e di formulare concetti nuovi. Oggi invece scienziati ed esperti di ogni settore hanno una comune cultura scientifica che consente loro di comprendere i concetti nuovi, ma per pigrizia mentale o per snobismo adottano facilmente, per esprimerli, neologismi stranieri, in particolare angloamericani.
ÁNGELA LLAMAS ha richiamato l'attenzione sulle lacune osservabili in Euterpe, la base di dati terminologici del Parlamento europeo, in corrispondenza di determinate abbreviazioni o di termini ripresi dalla stampa.
In merito ai problemi posti dalle abbreviazioni, PIERRE GOFFIN ha citato l'esempio dell'acronimo "ALARA" la cui spiegazione (As Low As
Reasonably Achieved) è riportata soltanto verso la fine del documento in
cui figura; spesso poi non si riesce neppure a risalire al significato primo di un acronimo.
HELENI CONSTANDOPOULOS ha osservato che l'uso di una lingua
franca da parte di più autori può agevolare il compito del traduttore,
mentre chi si ostina a usare ad esempio l'inglese invece della propria lingua lo mette nei guai.
WERNER VOIGT ha avanzato la proposta di contrassegnare con una sigla i testi i cui autori non hanno utilizzato la propria lingua.
Per ELISENDA FRANQUESA, i traduttori sono talmente abituati ai testi redatti male da non farci più caso. E' vero che il traduttore non partecipa al processo redazionale, ma ha la possibilità di segnalare all'autore o al responsabile i punti incomprensibili o gli errori e in tal modo può concorrere alla buona qualità dei documenti. Quanto alla maggiore o minore affidabilità delle basi di dati, si deve sempre tener presente che uno stesso termine in contesti diversi può assumere significati diversi.
Secondo HANS DRANGSFELDT, l'uso della propria lingua non basta da solo a garantire la buona qualità di un testo. Per i traduttori di paesi
geograficamente periferici, che non possono mantenere stretti contatti con la vita e la cultura del proprio paese, è più difficile mantenere un giusto equilibrio tra innovazione e conservazione. Prima di adottare un termine straniero, occorrerebbe aspettare qualche tempo per verificare se è in grado di sopravvivere nella vita quotidiana quale è riflessa dai media.
In merito al richiamo di PIERRE GOFFIN alla responsabilità che gli autori hanno di redigere testi chiari e comprensibili, il presidente osserva che i testi tradotti sono accurati, ma alcuni originali sono diffusi senza che intervengano i traduttori e in tal caso la qualità non è garantita. Se ve ne fosse il tempo, l'ideale sarebbe di inviare ogni testo al servizio di traduzione per un controllo linguistico.
Per JOANNES V A N VEEN, gli autori dovrebbero tener presente che il loro testo sarà tradotto ed evitare espressioni ambigue e imprecisioni, altrimenti le varie versioni linguistiche potranno divergere in maniera pericolosa. Egli ha poi soggiunto che ogni traduttore dà un suo apporto al testo; ed è questa la parte creativa della sua attività.
LISBET VERGNAUD ha espresso preoccupazione per la presenza eccessiva di parole inglesi nei documenti. Se si usa un termine straniero che ha un equivalente nella propria lingua si impoverisce quest'ultima e quindi anche la propria cultura. Occorrerebbe prendere esempio dall'Islanda, paese di piccole dimensioni che tutela accuratamente il proprio patrimonio linguistico.
Il presidente, dopo aver osservato che il Québec vigila con altrettanta cura sulla sua lingua, ha a quel punto lanciato la domanda: "Chi ha paura dell'inglese?"
FRANCO URZÌ, rispondendo per primo, ha affermato di non avere questa paura. Un termine inglese usato in un giornale italiano di economia e finanza, ad esempio, ha una connotazione specifica che andrebbe persa se si usasse un termine italiano; il lettore non specializzato ne sarebbe facilmente fuorviato.
NIKOS SARANTAKOS ha rievocato l'evoluzione linguistica nel suo paese dopo l'indipendenza. Nel secolo scorso il greco abbondava di parole turche e italiane, di cui si dovette trovare l'equivalente in greco. I vecchi termini sono sopravvissuti accanto ai nuovi, e la lingua greca ne è risultata arricchita. Occorre dire tuttavia che il greco trova una difesa naturale nel proprio alfabeto. Impegnati a convertire le lettere, si è disposti a uno sforzo supplementare per tradurre la parola straniera in greco.
O L G A COSMIDOU ha invitato a riflettere sui motivi di una forte presenza di termini inglesi nelle altre lingue. E' superficiale parlare di prestiti linguistici; va invece riconosciuto che si tratta di un'influenza culturale. Se una cultura interessa i giovani, che sono la parte più viva di
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un paese, se offre loro proposte attraenti, la lingua in cui tale cultura si esprime influenza inevitabilmente il loro linguaggio.
WERNER V O I G T ha detto di non temere il multilinguismo e di ritenere anzi che la conoscenza delle lingue straniere non sia abbastanza diffusa. Gran parte della popolazione è esclusa dal dialogo tra popoli proprio perché non conosce le lingue. Egli teme invece il predominio di una cultura, di una lingua. A suo parere, lo snobismo di una parte ristretta della popolazione sembra voler escludere la massa da un mondo in cui l'inglese predomina.
Infine, il prof T R I M ha sottolineato che comprendere è p i ù importante del deplorare. Nella storia, varie lingue hanno svolto il ruolo che ha oggi l'inglese: il greco, il latino e molto tempo dopo il francese. Chi potrebbe ragionevolmente desiderare che non esista il francese, nato dal latino, lingua per lunghi secoli egemone in Europa?
Del secondo gruppo, presieduto da H E L M U T SPINDLER, facevano parte
R E N A T O D A C O S T A CORREIA, coordinatore, M A R I A B A L I , N I C O L E B U C H I N , G U D R U N HALLER, ERIKA L A N D I , F R A N C I S C O PEYRÓ, S A N D R O P I C C I N I N I , O L A F PRIES, E D W A R D S E Y M O U R , BJARNE SØRENSEN, A N T O N I N O T I L O T T A e ISABEL
VALE-MAJERUS.
RENATO CORREIA ha aperto i lavori del gruppo osservando come la traduzione, lungi dall'essere un'operazione meccanica, sia parte del processo di redazione dei testi plurilingui.
FRANCISCO PEYRÓ ha osservato che l'espressione acquis
communautaire, presente in molte versioni linguistiche di documenti
comunitari, risulta incomprensibile al di fuori dell'ambito delle istituzioni europee e andrebbe usata con cautela.
Per ERIKA L A N D I , il Corpus Juris in materia penale, che è stato tradotto all'esterno, andrebbe sottoposto ad attenta revisione. Alcuni dei termini che vi figurano sono già in uso nell'ordinamento giuridico dei singoli Stati, mentre altri introducono concetti nuovi. Un'attenta ricerca delle corrispondenze plurilingui servirebbe ad eliminare le ambiguità presenti in alcune versioni linguistiche.
A N T O N I N O TILOTTA ha osservato che il diritto penale rappresenta una sfida nuova per il Parlamento europeo. Il suo gruppo ha selezionato alcuni esempi di problemi linguistici sollevati da questa impresa di ampio respiro, come la ricerca di termini equivalenti al francese accusé.
BJARNE SØRENSEN ha sintetizzato i contributi dei membri di un sottogruppo che ha preso in esame la procedura di codecisione e ha posto a confronto le traduzioni nelle varie lingue di espressioni quali designs
and models, sustainable development e universal and public service. Egli
usato in ambito nazionale prevarrebbe su quello impiegato a livello comunitario. Ha poi sostenuto che i vantaggi pratici del cambiamento della "lingua originale" lungo l'iter di un documento sono superiori agli svantaggi che tale cambiamento comporta. A suo parere si potranno compiere progressi promuovendo la cooperazione tra i servizi linguistici delle varie istituzioni, prevedendo il distacco di traduttori presso le commissioni e instaurando contatti più stretti con il servizio del processo verbale.
EDWARD SEYMOUR ha tra l'altro fatto presente che la solennità biblica dell'espressione democratic accountability ha scoraggiato qualsiasi tentativo di formulare tale concetto con parole più facili da tradurre.
OLAF PRIES ha osservato che le difficoltà incontrate dal traduttore sono spesso dovute, come nel caso dei documenti sulle mine antipersona, a differenze ideologiche.
GUDRUN HALLER ha sostenuto, a proposito della parola
Mitbestimmung, che la mancanza di termini equivalenti in altre lingue
potrebbe renderne impossibile la traduzione. Il termine più vicino all'originale, ad esempio il francese participation, ha spesso un significato diverso.
MARIA BALI ha citato l'esempio di una parola politicamente sensibile, "Macedonia", per la quale è impossibile trovare una traduzione omogenea in tutte le lingue.
ISABEL VALE MAJERUS, nel suo documento sulle implicazioni politiche delle scelte terminologiche, ha ricercato il punto d'equilibrio tra uso politico e significato giuridico, al riparo dalle influenze ideologiche e prescindendo dalla "correttezza politica".
La parola è poi passata al pubblico. Si è sostenuta l'utilità del linguaggio comunitario ai fini della traduzione, citando come esempio proprio l'espressione acquis communautaire, che in due parole sintetizza un concetto complesso. E' stata auspicata una maggiore vigilanza nella tutela delle lingue dei paesi di minori dimensioni di fronte ai neologismi comunitari.
Si è poi accennato alle norme interistituzionali sulla qualità dei testi. La commissione giuridica sta riflettendo sulla creazione di "unità redazionali" cui affidare il compito di vigilare affinchè i testi siano redatti in modo da renderne agevole la traduzione.
E' stato osservato che gli autori, in particolare di testi giuridici, fornirebbero al traduttore indicazioni più particolareggiate se riconoscessero una sua responsabilità nel processo redazionale. Si è ricordato che ai traduttori operanti in un contesto multinazionale incombe la responsabilità non soltanto di conciliare in un linguaggio comune le
J_6 T&T 2.1999 divergenze linguistiche fra paesi, ma anche di scoraggiare i neologismi ¡spirati dalle lingue " d o m i n a n t i " . Si è suggerito di sottolineare nelle conclusioni la necessità di un migliore coordinamento con gli autori e di un maggior coinvolgimento dei traduttori nel processo redazionale, il problema delle scelte lessicali imposte da altri autori o da altre istituzioni, l'utilità di una più chiara definizione del ruolo dei traduttori e di quelli dei giuristi-linguisti, del servizio del processo verbale e del servizio giuridico.
E' stato espresso il parere che una maggiore "visibilità" dei traduttori consentirebbe di opporre una resistenza maggiore ai tentativi di imporre loro una terminologia inadatta.
Ci si aspettava che i nuovi strumenti di ausilio alla traduzione consentissero al traduttore di dedicare un tempo maggiore alla riflessione e di migliorare quindi la leggibilità dei testi, ma sembra piuttosto che al risparmio di tempo abbia fatto riscontro un'accelerazione del ritmo di lavoro.
Ci si è anche chiesti perchè, se i giuristi-linguisti fanno un cosi eccellente lavoro come si è sostenuto nel corso della tavola rotonda, la Corte debba continuamente occuparsi di casi sorti a seguito di discrepanze tra le varie versioni linguistiche.
RENATO CORREIA, prendendo lo spunto dal problema della qualità dei testi sollevato nel corso della discussione, ha richiamato l'attenzione sul fatto che nell'ambito delle recenti iniziative in materia non si è presa in considerazione la traduzione come elemento del processo di ottimizzazione della qualità.
Il terzo gruppo, presieduto da J O H N LOYDALL, capo della divisione inglese della traduzione, e assistito dal prof TOSI, era composto da
FABIENNE PONDEVILLE, portavoce, M A R I N A A H L S K O G , SYLVIA B A L L , FREDDY D E C O R T E , T U U L A H U O T E L I N - M E Y E R , M A L E N E MIKKELSEN, CHRISTOS M o R T z o s , JOSÉ P A U L O N A S C I M E N T O e SILVA, J U A N N A V A R R O , D O R I S O B R Z U T , C H R I S R O L L A S O N e BARBARA T O S I . Era presente ai lavori del
gruppo anche CHRISTOPHER COOK.
J O H N L O Y D A L L ha dato la parola a JOSÉ N A S C I M E N T O E SILVA, il quale ha
ricordato come la comunicazione debba essere chiara, trasparente e precisa, in modo che ogni cittadino europeo, dal docente universitario al politico al comune cittadino, possa comprendere senza difficoltà i testi comunitari. M a i traduttori delle istituzioni europee non hanno un rapporto diretto c o n i cittadini dei paesi membri; ogni messaggio è mediato dalla stampa. I giornalisti devono informare in maniera chiara ¡ cittadini e, quando i testi comunitari presentano ambiguità, sono loro a interpretarli. Che cosa si potrebbe fare perchè i nostri testi giungano senza mediazioni ai cittadini dei nostri paesi? Come ricevono questi ultimi le
informazioni provenienti dalle istituzioni comunitarie? Egli ha fatto l'esempio delle petizioni: spesso le attese dei cittadini che si rivolgono al Parlamento europeo restano insoddisfatte perché essi non hanno le ¡dee chiare sui diritti individuali loro riconosciuti in quanto cittadini dell'Unione. Si è poi posto una serie di domande sui problemi della contaminazione linguistica e di un linguaggio comunitario indipendente dalle lingue nazionali. Stiamo dando forma a un linguaggio nuovo meno comprensibile di come lo vorremmo, che tende a imporsi alle lingue esistenti? I testi comunitari sono collegati alle diverse realtà nazionali, oppure occorrerebbe fare traduzioni più rispettose di quelle diverse realtà e culture?
Secondo CHRISTOPHER COOK, in un mondo ideale i mezzi di
comunicazione dovrebbero fungere da intermediari tra le ¡stanze politiche e il pubblico, che in definitiva è il corpo elettorale. Si tratta di una delle loro principali funzioni. Occorre ammettere che i mezzi di comunicazione operano in contesti diversi nei vari paesi. Il cittadino britannico percepisce le istituzioni europee come qualcosa di strano, di lontano, e non già come parti del processo democratico. I mezzi di comunicazione hanno quindi il compito di rendere il pubblico britannico consapevole che nel cuore dell'Europa esistono istituzioni democratiche ispirate a principi democratici. Ne deriva la necessità che al cittadino britannico i documenti comunitari, e i messaggi che gli giungono attraverso la radio e la televisione, appaiano altrettanto chiari quanto quelli del suo paese. Ai giornalisti occorrerebbe la piena disponibilità di un resoconto giornaliero delle attività del Parlamento europeo analogo allo Hansard britannico.
CHRIS ROLLASON ha fatto presente che esiste per il Parlamento europeo un canale d'informazione analogo allo Hansard: è il resoconto stenografico delle discussioni, cui vanno aggiunti i processi verbali delle sedute. Sono inoltre a disposizione del pubblico in tutte le versioni linguistiche tutte le relazioni da votare in aula.
CHRISTOPHER C O O K ha replicato che il nocciolo del problema sta nella leggibilità di quei documenti.
CHRIS ROLLASON ha richiamato l'attenzione sul fatto che i traduttori del Parlamento europeo devono riprendere la terminologia usata per i documenti della Commissione, su cui il Parlamento è chiamato a esprimersi; e la terminologia comunitaria è molto specifica. Spesso vengono introdotte per necessità espressioni nuove come "reti transeuropee"; ci si potrà quindi sforzare di familiarizzare il lettore europeo con queste novità, ma il traduttore ha in ampia misura le mani legate.
T&T 2.1999 Il prof TOSI si è detto scettico sul ruolo di una stampa dominata dai grandi gruppi industriali, anche se esistono lodevoli eccezioni di giornalisti di grande qualità; ma in genere il mondo dei media ha una percezione antiquata del multilinguismo e del ruolo del traduttore. Spesso i quotidiani ospitano commenti sul deterioramento della lingua nazionale, mentre sarebbe compito della stampa informare i lettori del Ile esigenze poste dal contesto multilingue in cui vengono discussi i problemi europei. I mezzi di comunicazione hanno la responsabilità di spiegare in maniera costruttiva al pubblico qual è il ruolo del traduttore in tale nuovo contesto.
CHRISTOS MORTZOS ha detto di concordare con il giornalista COOK sulla necessità di formulare i messaggi in maniera concreta e trasparente affinché essi possano essere correttamente percepiti. Gli autori per primi dovrebbero inviare ai traduttori testi ben redatti.
Per FREDDY DE CORTE non spetta al traduttore riscrivere un testo per renderlo comprensibile ai cittadini europei. Suo compito è quello di tradurre fedelmente i testi tecnici, ma spetta al giornalista renderli accessibili al grande pubblico.
SYLVIA BALL ha espresso la convinzione che la terminologia comunitaria sia una fonte d'arricchimento per le lingue nazionali. Stiamo contribuendo a dar vita a una nuova realtà, e dobbiamo fare in modo che i nuovi colleghi svedesi e finlandesi si familiarizzino con essa.
Anche per LEONOR DlAS non è compito del traduttore riscrivere i testi per renderli più accessibili al grande pubblico. Del resto, anche in molti paesi dell'Unione è nettamente percepibile la distanza tra politici e semplici cittadini; non si può affermare che le leggi nazionali siano sempre chiare e comprensibili.
MARINA AHLSKOG ha riferito che in Svezia è stata condotta una campagna per consentire a ogni cittadino di poter leggere e comprendere la legislazione nazionale. E' stato anche lanciato un programma d'azione volto a ottenere una modifica delle norme per la redazione dei testi comunitari al fine di garantire la democraticità dell'informazione.
AILA ASIKAINEN ha a sua volta riferito che in Finlandia il governo ha preparato una guida per coloro che devono trasporre nella legislazione nazionale le direttive comunitarie.
BARBARA TOSI ha sottolineato le differenze culturali per cui certi problemi linguistici che angosciano i colleghi nordici non costituiscono affatto motivo di turbamento ad esempio per i suoi connazionali, i quali accettano con entusiasmo nuovi apporti da altre lingue anche se esistono termini italiani con lo stesso significato.
PHILIPPE GRAAS ha segnalato che non soltanto è già possibile trovare su Internet tutte le relazioni e la maggior parte dei documenti del
Parlamento europeo, ma che presto la documentazione disponibile sarà ancora più ampia.
A N T O N I O A L M E I D A ha osservato che, come i prodotti informatici sono predisposti per un mercato ormai mondiale, anche per i testi parlamentari da tradurre vi è la stessa esigenza: gli autori dovrebbero redigerli in m o d o da facilitarne la traduzione.
Il prof TOSI ha concluso affermando che non si può parlare di limiti del traduttore, ma si deve parlare dei limiti delle lingue europee, che si sono andate formando in un determinato contesto culturale e non sono pronte per un contesto europeo comune. Nei paesi anglofoni e francofoni ci si può porre il problema dell'integrità linguistica; negli altri paesi invece v'è un problema di comprensione, di corretta comunicazione.
8 Eco presso la stampa e opinioni dei partecipanti
Del seminario del 26 novembre hanno riferito il Luxemburger Wort e il
Républicain Lorrain. I partecipanti da parte loro hanno espresso in genere
valutazioni molto positive sull'iniziativa. Varie persone avrebbero preferito che fosse dato più ampio spazio alla tavola rotonda, con interventi del pubblico, mentre l'ampio coinvolgimento dei traduttori nei lavori del pomeriggio è stato molto apprezzato, come risulta dai seguenti c o m m e n t i , tratti dalle schede di valutazione compilate.
Je pense que c'était la première fois qu'on organisait ici une telle action de formation. Il faut prendre en considération que les traducteurs on dû faire face à une charge importante de travail aussi pendant la semaine où cette action s'est déroulée. Cela a été une très bonne idée d'associer la présentation théorique à un débat publique animé par de hauts responsables ayant un rapport différent à l'égard de l'activité de traduction et d'ouvrir ce débat l'après-midi à toute personne intéressée.
Too little time for the round table.
Indiquer à l'avance aux participants les thèmes traités dans les ateliers.
Excellente organisation. Invités de qualité pour la coordination des groupes de travail. Un effort qui ne doit pas rester sans suite.
J'ai apprécié ce cours parce qu'il a donné de la "visibilité" à la traduction. Malheureusement nous n'avons pas le temps de réfléchir à notre travail...
20 T&T 2.1999
Vu le franc succès de cette première expérience, et l'intérêt éveillé parmi nous, il serait intéressant de répéter l'activité, voire de lui conférer un caractère régulier. ...ringraziare per l'iniziativa e per tutta l'organizzazione del seminario, che per me personalmente, e non solo per me, è stato sotto tutti gli aspetti positivo, stimolante e un momento di riflessione sugli sviluppi, professionali, personali e del nostro servizio.
9 Considerazioni finali
Le riunioni preparatorie dei tre gruppi di lavoro, i laboratori del pomeriggio e i contatti con esponenti del mondo accademico e dei mezzi di comunicazione sono stati un'eccellente palestra nella quale singole persone partite spesso da posizioni ¡spirate a pregiudizi si sono abituate a lavorare insieme in maniera costruttiva, con arricchimento reciproco. I contatti, che spesso mancano al traduttore nella sua attività quotidiana, hanno consentito di mettere in luce potenzialità nascoste e di imparare ad apprezzare colleghi di provenienza e di mentalità diverse, in uno spirito autenticamente europeo. Per tutti questi motivi sarebbe auspicabile dare un seguito al seminario del 26 novembre 1998.
E' infine importante sottolineare che è stato uno sforzo collettivo a consentire il successo del seminario. Oltre alle personalità intervenute e al direttore HELMUT SPINDLER, ispiratore del progetto, vi hanno concorso tanti colleghi, e in particolare RENATO CORREIA e JOHN LOYDALL, NICOLE BUCHIN e SYLVIA BALL che si sono sobbarcate un impegno supplementare per la rilettura dei testi scritti in francese e in inglese dagli autori di lingua diversa, le segretarie francesi e inglesi incaricate delle trascrizioni, gli interpreti, i tecnici, tutti gli amici dei gruppi di lavoro, il servizio della formazione professionale, CHRISTIANE PETERSOHN, tirocinante particolar-mente volenterosa ed efficiente, i circa trecento partecipanti e, soprattutto, il direttore generale della DG 7 BARRY WILSON, senza il cui pieno e costante appoggio non sarebbe stato possibile mobilitare tutte le forze che hanno concorso al buon esito di questo primo grande seminario del servizio di traduzione del Parlamento europeo.
DELMIRA CECILIA ASTORRI
DG7 Parlamento Europeo
DORIS OBRZUT
Multilingualismus Hindernis oder Brücke?
It is not only other languages that exert an influence on German, but also the terminology used in the EU. A natural selection process takes place that determines which terms are taken over into the general vocabulary and which terms are dropped.
In the specific case of Austria a third factor can be observed, that is the influence of the German used in the Federal Republic of Germany on "Austrian German". The translations we produce in the German Translation Division, however, are only targeted to the "market" of the Federal Republic, although the texts are also read in Austria.
U
"■ber die allgemeine Arbeitsweise der Übersetzungsdienste des EP, über Schwierigkeiten und mögliche Lösungen wurde bereits viel geschrieben und gesagt. Ich möchte daher nicht auf allgemeine Fragestellungen eingehen, sondern mich bei der Behandlung der fünf im Seminar vorgegebenen Fragestellungen auf meine persönlichen Erfahrungen in der deutschen Abteilung konzentrieren.1 Qualität - Konsistenz - Hauseigener Stil
Meiner Ansicht nach läßt die Qualität der Übersetzungen aus unserer Abteilung nicht zu wünschen übrig. Die Arbeit von neuen Übersetzern wird mehrere Jahre lang von sogenannten "Revisoren" überprüft, die alle Ausdrücke, Begriffe und stilistischen Wendungen, die nicht dem hauseigenen Stil entsprechen, verbessern. Dadurch wird die Konsistenz der Übersetzungen gewährleistet. Nach einigen Jahren übernimmt der neue Übersetzer dann automatisch den Stil und die Terminologie, die in der Abteilung gewünscht werden.
Auf einen Punkt muß hier jedoch hingewiesen werden: Als Österreicherin bin ich nicht nur gehalten, die Terminologie und den Stil des EP zu übernehmen, sondern muß auch "BRDDeutsch" (im Gegensatz zum "österreichischen Deutsch") verwenden. Wir sind nur 4 Österreicherinnen unter etwa 50 Übersetzern in der deutschen Abteilung. Natürlich führt dies dazu, daß wir uns anpassen und längerfristig unsere
22 T&T 2.1999 spezifisch österreichischen Ausdrücke und Termini aufgeben. Auf diesen Punkt möchte ich aber später noch näher eingehen.
Ein weiteres Mittel, um die Konsistenz der Texte sicherzustellen, ¡st die interinstitutionelle Terminologiegruppe, die offensichtlich recht gut funktioniert. Wir erhalten regelmäßig Informationen über e-mail (sog Terminology Newsletters), in denen Probleme aufgegriffen und
Empfehlungen für Übersetzungen gemacht werden.
Ich meine daher, daß die Qualität der Übersetzungen nicht unter fehlender Konsistenz und Einheitlichkeit leidet, sondern daß eher der zeitliche Druck und die knappen Fristen zu einer Beeinträchtigung der Qualität führen.
2 Aus- und Weiterbildung
Abgesehen von den Weiterbildungsmöglichkeiten, die meine Kolleginnen bereits erwähnt haben (Sprachkurse, Seminare, durch die Hintergrundwissen über die EU, ihre Organe und Arbeitsweisen vermittelt werden, usw) und abgesehen von dem Revisionssystem, durch das Fehler bzw stilistische Unterschiede von einem Revisor aufgezeigt werden, besteht seit kurzem ein weiteres System zur Ausbildung neuer Mitarbeiter in unserer Abteilung, das sogenannte "Mentor-System". Ein Übersetzer, der der Abteilung bereits längere Zeit angehört, wird einem neuen Übersetzer zugeteilt, um alle Fragen zu beantworten und Hilfestellungen zu bieten. Dieses System basiert völlig auf persönlichen Kontakten und mag zwar für den Ersteinstieg und das gegenseitige Kennenlernen hilfreich sein, meiner Ansicht nach wäre aber ein besser strukturierter Ansatz effizienter (beispielsweise eine formalisierte allgemeine Einführung gleich zu Beginn über die Arbeitsmethoden und -ablaufe in der Abteilung, über die Möglichkeiten, die der Computer beim Auffinden von Dokumenten bietet, über Textarten und Verfahren).
3 Spezifische Übersetzungsprobleme - Standardisierung
Deutsch ist eine sehr stark standardisierte Sprache. Es werden die gleichen Termini verwendet, wenn es sich um den gleichen Kontext handelt. Bei Übersetzungen aus dem Englischen oder Französischen, die ebenfalls einen hohen Grad an Standardisierung aufweisen, treten daher keine allzu großen Probleme auf. Auf der anderen Seite ist beispielsweise die italienische Sprache keine standardisierte Sprache. Viele Ausdrücke
werden unter Anführungszeichen und viele verschiedene Begriffe werden synonym im gleichen Zusammenhang verwendet. Dies erschwert die Arbeit des Übersetzers, zumal unsere "Kunden" in Deutschland und Österreich an Konsistenz und Klarheit gewöhnt sind.
Eine weitere Schwierigkeit betrifft die Übersetzung von Texten, deren Verfasser nicht in ihrer Muttersprache schreiben. Meiner Ansicht nach werden nicht nur die "kleinen" Sprachen durch die Verwendung von Arbeitssprachen (Englisch, Französisch) in Mitleidenschaft gezogen, da sich ihr Wortschatz nicht weiterentwickeln und sogar verarmen kann. Oft verlieren Texte dadurch, daß sie nicht in der Muttersprache des Autors verfaßt werden, an Klarheit und Ausdrucksstärke, sie werden weniger nuancenreich und in manchen Fällen geradezu unverständlich. Es ist natürlich sehr praktisch, in ein oder zwei Sprachen miteinander zu kommunizieren, das Ergebnis ¡st jedoch häufig wenig zufriedenstellend. Vor kurzem traf ich auf folgendes Beispiel: einen englischen Text mit dem Begriff proposal for resolution (anstatt motion for a resolution). Der Autor war vielleicht ein Italiener, Franzose oder Portugiese, der diesen Ausdruck auf der Grundlage von proposta di risoluzione neu bildete. In diesem Fall war es einfach, den richtigen Ausdruck zu erraten, manchmal sind die Wortschöpfungen oder speziellen Formulierungen aber viel weniger leicht zu durchschauen, und dies führt - nicht nur zum Leidwesen der Übersetzer- zu ernsthaften Schwierigkeiten.
Im Englischen, Französischen und auch in den anderen Sprachen gibt es zahlreiche Begriffe, die schwer ins Deutsche zu übersetzen sind, wie folgende Beispiele: approach, challenge, constraints, commitment,
regulatory, bottom-up approach, top-down approach, cercle vertueux (im
Gegensatz zu cercle vicieux), best practice, good government,
mainstreaming, gender issues, etc.
Bei der Übersetzung solcher Schlagworte kommt es zu einer ganz natürlichen Selektion. Ausdrücke werden - oft durch die Medien - geprägt, manche werden modern und in den allgemeinen Wortschatz über-nommen, andere vergißt man wieder.
Abgesehen von der Erfindung neuer Wörter, um neuen Anforderungen und neuen Situationen gerecht zu werden, gibt es aber auch Beispiele für andere Einflüsse, denen das Deutsche unterworfen ist. Ein Beispiel ist die Übersetzung des englischen Begriffs policies. Im Deutschen gab es in der Vergangenheit keinen Plural zu Politik, heutzutage finden wir überall
Politiken. Ein weiteres Beispiel ist der englische Begriff networks, der in
24 T&T 2.1999 Eine weitere Schwierigkeit betrifft geschlechtsneutrale Bezeichnungen
(Kolleginnen oder Kollege/innen). Es gibt keine allgemeinen Regeln, wie
diese zu handhaben sind.
Natürlich sollte das Ziel jedes Übersetzers darin bestehen, eine "cultural translation", also eine auf die spezifische Idiomatik und Ausdrucksweise seiner Muttersprache ausgerichtete Übersetzung anzufertigen. Angesichts der Art der Texte, mit denen wir es im EP zu tun haben (vgl Kommissionstexte, deren Formulierungen man folgen muß) ist dieses Ziel nur schwer zu erreichen. Eine Ausnahme bilden allerdings Länderberichte, Reden oder ähnliche Texte.
4 Freiberufliche Übersetzungen - Maschinenübersetzungen
Ich bin relativ skeptisch, was Maschinenübersetzungen angeht. Wenn man bedenkt, über wie lange Zeit wir hier im EP immer weiter geschult und geformt werden, ¡st es kaum vorstellbar, daß eine gleiche Qualität der Arbeit durch freiberufliche Übersetzer sichergestellt werden kann.
Wenn allerdings die Qualität nicht länger die oberste Priorität ist, dann könnten bestimmte Texte auch nach außen vergeben werden. Aber das müssen unsere Vorgesetzten entscheiden.
Bisher waren die Möglichkeiten für die Anwendung von maschinellen Übersetzungen noch ziemlich beschränkt. Die wenigen Beispiele, über die ich gestolpert bin, konnten mich nicht wirklich überzeugen. Im Intranet fand ich einen "Reiseplan". Es handelt sich um eine reine Maschinenübersetzung, die noch nicht überprüft wurde. Ein Satz daraus soll als Beispiel genügen:
Wenn der Beginn oder das Ende der Aufgabe im Flugzeug in einer anderen Stadt liegen als in Luxemburg, wird sie als 2 Stunden vor der offiziellen Stunde des Starts des Flugzeugs beginnend angesehen und wie, die 2 Stunden nach der wirksamen Landungsstunde zu Ende gehen.
Der Text ¡st völlig unverständlich. Der Zeitaufwand für die Überprüfung und Verbesserung des Textes ¡st wahrscheinlich genauso groß wie eine völlig neue Übersetzung.
Im Zusammenhang mit der Übersetzung von Protokollen und Tagesordnungen können Maschinenübersetzungen meiner Ansicht nach jedoch nützlich sein und die gestreßten Übersetzer ein wenig entlasten.
5 Beeinflussung der Sprache durch andere Sprachen und durch die EU-Terminologie
Die deutsche Sprache war immer schon dem Einfluß durch andere Sprachen ausgesetzt. Ich teile die Auffassung meiner Kolleginnen, daß dies keine neue Entwicklung darstellt. Andererseits hat sich dieser Trend - so meine ich - in den letzten Jahren beschleunigt, und dabei spielt die Europäische Union eine entscheidende Rolle.
Ein Beispiel: Es ist bemerkenswert, wie rasch sich die Stadt Wien in den Jahren seit Österreichs Beitritt zur EU gewandelt hat. Die Stadt wurde internationaler und weltoffener und rückte von ihrer Randlage weiter in Richtung Westeuropa. Dies schlägt sich natürlich auch in der Sprache nieder. Die Haltung der Österreicher gegenüber der EU ¡st generell positiv. Es fällt auf, daß österreichische Politiker ihre International ¡tat gerne unter Beweis stellen, indem sie die neue EU-Sprache mit ihrem nur für Eingeweihte verständlichen Fachvokabular ganz demonstrativ gebrauchen.
Ich möchte an dieser Stelle ein Beispiel aus einer österreichischen Tageszeitung (Der Standard 1. Juli 1998) anführen: In einem Interview verwendete der österreichische Außenminister Wolfgang Schüssel wiederholt den Begriff Acquis-Screening (ohne ihn näher zu erklären). Er benutzte weiters das englische Wort approach. Einerseits ist es heute sehr modern, sich der speziellen EU-Sprache zu bedienen, andererseits kann dies auch ein Zeichen dafür sein, daß der Sprecher / Verfasser selbst nicht mehr weiß, wie der entsprechende Ausdruck in seiner Muttersprache lautet. Der Durchschnittsbürger weiß dabei aber kaum noch, worüber die Politiker reden. Leider.
Ein weiteres Problem, das ich in Punkt 1 bereits kurz erwähnte, betrifft die Unterschiede zwischen der deutschen Sprache, wie sie in der BRD verwendet wird, und dem österreichischen Deutsch. Die Texte, die wir hier in der deutschen Übersetzungsabteilung erstellen, sind auch für den österreichischen "Markt" bestimmt, sie werden auch in Österreich gelesen. Dennoch produzieren wir nur Übersetzungen, die auf den "Markt" der BRD ausgerichtet sind.
In diesem Fall dürfen wir unsere Fragestellung also nicht nur darauf beschränken, ob Fremdsprachen und die EU-Terminologie die Sprache in den Einzelstaaten beeinflussen (was sicherlich der Fall ist), sondern wir müssen uns auch der Einflüsse innerhalb der deutschen Sprache selbst bewußt sein. Es besteht zwar eine Liste mit etwa 50 österreichischen Begriffen, va Lebensmittel, die die MdP verwenden dürfen, darüber hinaus gibt es aber noch zahllose Beispiele für Begriffe, Formulierungen und Ausdrucksweisen, die in Österreich gängig und richtig sind, in
26 T&T 2.1999 Übersetzungen von EU-Texten jedoch nicht verwendet werden dürfen (viele Deutsche würden sie auch nicht verstehen). Es muß darauf hingewiesen werden, daß es sich dabei nicht um Formen des Dialekts handelt, sondern um Begriffe, die in Wörterbüchern stehen und in den Medien tagtäglich verwendet werden, beispielsweise: weiters (- ferner),
Jänner (-Januar), Budget (-Haushalt), Pension (-Ruhestand), unter Bedachtnahme auf (-unter Berücksichtigung von), mit 1. Februar (-ab
1. Februar), etc.
DORIS OBRZUT
Deutsche Übersetzungsabteilung Europäisches Parlament
SYLVIA BALL
Some reflections from a terminologist on
possible topics to be discussed at a seminar
1 Translation standardsThis is a topic which has been much discussed in recent years, both within the EU institutions and at conferences such as the annual ASLIB' Conference on Translating and the Computer held in London. One notion which has gained wide currency elsewhere but may appear unacceptable to translators at institutions such as the EP, where high quality translation is the rule for all documents, is that of fitness for purpose: if all that is
required is a "gist" translation for a specialist in the field whose only handicap is not understanding the source language of a text, is minimally post-edited machine translation really unacceptable?
1.1 Adequacy of training for translators
As so often, it depends on what you mean. Initial translator training is certainly of a generally high standard throughout the EU. As someone who helps provide practical terminology training for recent translation graduates I see this all the time. However, my trainees, whom I have consulted on this point, are of the opinion that their training is not always practical enough or oriented towards the type of text they will eventually translate from. One suggested that a period of work experience should be compulsory, perhaps in the final year of a translator's course, or at least regarded as an equally valid option to the usual personal translation dissertation.
Moreover, in most translation divisions at the EP many translators did not train specifically in the field and some, probably to their own and the institution's benefit, have a university-level education in subjects not specifically related to the languages from which they translate. Initial training is complemented by the EP Professional Training Service's
The UK Association for Information Management; cf in particular the Proceedings of Translating
28 T&T 2.1999
courses, primarily in foreign languages, which are not confined to
translators. There is also a recent trend towards in-house training in certain
areas.
One other point which should be borne in mind is division-specific
training for new translators (mentoring, "parrainage"), which promotes the
use of uniform terminology and house style - something which I perhaps
notice more than translators within a translation division (who
understandably view themselves and their colleagues as individuals rather
than as a collective). There is a uniformity of EP house style which, like it
or not, for certain types of text is a sine qua non.
1.2 Communication of translators' problems
This has traditionally been a matter of individual initiative as and when
problems occur, which may appear time-wasting where translation
requesters receive a number of requests for clarification from different
translation divisions, but may be beneficial in the long run if it encourages
them to provide the clarification from the outset on future occasions.
2 Multilingualism versus working languages
This is mainly a problem for the European Commission, which relies
heavily on discussion of proposals in a small number of working languages
followed by translation into the others at a later date, rather than the EP,
where - except for certain internal documents - the policy has been one of
creation of documents in any of the 11 EU languages with translation into
the other 10. The Commission's policy has always raised difficulties for
terminologists since, except in rare cases, their experts simply reply that
since all discussion on a particular topic was in English, say, or French,
they do not know the technical term in the rather rarer language you are
interested in (presumably their own!).
However, internally at the EP and in contacts with, eg applicants for
membership of the Union, there is undoubtedly an element of
impoverishment of debate (discussion / discourse in general) where
working languages are relied on too extensively. In recent months this has
mainly affected English, the major language of communication with the
applicant countries of Central and Eastern Europe, but not so long ago
French was the principal language concerned. It should be borne in mind
that the process is at least a two-way one, producing "pseudo-originals"
which may not only be difficult to translate but also mistaken by their readers for poor translations!
My trainees also mentioned a further problem with reliance on a limited number of working languages. Since language reflects a social and cultural reality, discussing issues in a limited number of languages polarises the discussion towards the reality of the countries whose languages are being used.
2.1 The role of communicative translation
EU legislation in the broadest sense clearly does not lend itself to the type of communicative translation which would be appreciated by the non-specialist reader. But this type of text, when drafted in a majority of the languages of the EU for "home consumption", is just as alien to most of any country's citizens. In most cases there are excellent reasons (the need to be comprehensive, to avoid ambiguity, to follow custom and precedent - though I'm not sure how.excellent the last reason is). Nonetheless, there has been a massive effort in favour of localisation and communicative translation of texts describing the working of the institutions of the EU and their impact on the citizen, as well as the impact of EU legislation. If these are not the texts which are most widely commented on in the media of EU member states, we should perhaps be drawing them to the media's attention or asking questions about their motives rather than blaming ourselves or our colleagues in the other institutions.
2.2 Faulty translations or faulty source texts
I think on the whole that discussing the problem of translation or text drafting in terms of apportioning blame is unhelpful. It would be of more use to look at the pressures on both sides which have at least been perceived as becoming greater over the years: shortening and tightening deadlines, an increasing workload due to constraints on the establishment plan, the increasing complexity and responsibility of the EP's role.
3 The role of machine(-aided) translation
Nowadays it is generally accepted in translation circles that Fully Automatic High-Quality Translation (FAHQT), the Nirvana of the early 1960s, is probably never going to happen. Le Monde's recent gleeful account of the Altavista Systran version of the Starr Report, including the
30 T&T 2.1999 role of one Vernon Jordanie2, shows the limitations of straight MT systems all too well, some 32 years after the publication of the ALPAC3 report.
Nonetheless, other translation methods such as machine-aided human translation (MAHT), with systems like the Trados Workbench used at the EP, admittedly on a relatively small scale, have proved their worth for repetitive texts or those which undergo successive revisions.
3.1 The role of freelance translation
This again depends on what you mean. Clearly it can be worthwhile if you have a pool of reliable freelances to draw on but, all too often, it means using an agency and not knowing the freelance who will actually do your translation, with the risk of incurring additional revision work for hard-pressed translation divisions. At the EP, at least, it has not proved a useful aid for terminology work.
4 Multilingualism: political bridge but technical barrier?
I would say that multilingualism is in fact the only option for the Europe of the 21st century, whether on the technical or the political level. Political debate gets nowhere if it does not include clear communication, whether in one language, at the national level, in 11 as currently at the EU level, or in more in the future.
My trainees also reminded me that we have to bear in mind the whole continuum, past as well as present and future. For example, you cannot understand the divisions between the regions and communities in Belgium unless you look at the past and at how the current situation has developed.
5 The problem of divergence between political and ordinary language
I am sceptical about whether there really is a greater gap now than earlier or even a growing gap between EU and "national communication",
In Le Monde oí 19 September 1998, ρ 18. President CLINTON'S aide is actually, of course, VERNON JORDAN. MT systems' propensity for translating proper names has always been one of their most entertaining features.
The US Automatic Language Processing Advisory Committee; cf Terminologies nouvelles June 1996 and J SLOCUM "A Survey of Machine Translation" in Computational Linguistics Vol 11, No 1, 1985, ρ 1/17.
whatever that means. What evidence would anybody be willing to provide, apart from alarmist press reports?
However, my trainees, who have more recent experience of their own national reality than I do of mine, do see this problem as significant. If Swedish issues are discussed in EU circles in terms which, are not those used in Sweden, what chance is there that communication can be effective?
SYLVIA BALL
32 T&T 2.1999 T O M M I B E R N I T Z
Mulige emner til behandling på seminaret
Three working groups were set up in connection with the Seminar on Multilingualism and Translation held at the European Parliament in November 1998. This article concerns some of the topics that Working Group No 3 (Political Discourse and International Communication) found were relevant to the work of a translator in a multilingual environment such as the European Parliament. The article describes multilingualism and translation from the practical point of view of a translator and covers some aspects of working as a translator at the European Parliament, such as training. The positive and negative effects of a multilingual environment, e.g. the European Parliament, on the work of a translator are discussed in terms of the influence of working languages on target languages, the quality of translations, freelance translations, the political aspects of multilingualism as a bridge or barrier, and the gap between national communication and EU language.
The topics should be seen as possible subjects for discussion and as a basis for the work of Working Group No 3. Some of the topics or related topics were considered at the Working Group's session during the seminar.
Indledning
D
isse punkter skal ses som svar på nogle mulige emner, som kunne blive behandlet på seminaret. Ved begyndelsen af arbejdet i arbejdsgruppen besvarede hvert medlem i gruppen nedennævnte spørgsmål. Disse svar blev brugt som grundlag for gruppens arbejde til seminaret.1 Opfylder oversættelserne kravene til en god oversættelse?
Dette spørgsmål bør primært stilles til brugerne af oversættelserne. Mener brugerne, at en oversættelse er god, eller at den opfylder deres forventninger?
Efter min mening forsøger enhver oversætter at gøre sit arbejde så godt som muligt, men eksterne faktorer såsom frister, kildetekstens kvalitet,