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Vitale Joe - Punto Zero

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Academic year: 2021

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Joe Vitale

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PUNTO

ZERO

IL SEGRETO FINALE DI

ZERO LIMITS

(4)

Joe Vitale Punto Zero

Titolo originale: At Zero

Traduzione di Fabrizio Andreella

Copyright © 2014 by Joe Vitale. All rights reserved. This translation published under license with the original publisher John Wiley & Sons, Inc.

Copyright © 2014 Edizioni Il Punto d’Incontro per l’edizione italiana Prima edizione originale pubblicata nel 2014 da John Wiley & Sons, Inc., Hoboken, New Jersey. Published simultaneously in Canada.

Prima edizione italiana pubblicata nel marzo 2014 Prima edizione digitale: marzo 2014

Edizioni Il Punto d’Incontro, Via Zamenhof 685, 36100 Vicenza, tel. 0444239189, fax 0444239266

Tutti i diritti riservati. Nessuna parte di quest’opera può essere riprodotta in alcuna forma senza l’autorizzazione scritta dell’editore, a eccezione di brevi citazioni destinate alle recensioni.

ISBN 9788868200800

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Indice

Avvertenza

Invocazione dell’autore

PREFAZIONE La mia esperienza con Morrnah Simeona RINGRAZIAMENTI

INTRODUZIONE L’inizio CAPITOLO 1 Arrivano i guai

CAPITOLO 2 Non sarai più lo stesso CAPITOLO 3 Morrnah è pazza?

CAPITOLO 4 Per favore, può farsi avanti il vero Ho’oponopono? CAPITOLO 5 In ogni caso, di chi è la colpa?

CAPITOLO 6 Da dove vengono questi programmi?

CAPITOLO 7 Variazione del controllo. L’effetto placebo CAPITOLO 8 Lo specchio segreto

CAPITOLO 9 La Legge d’Attrazione contro l’Ho’oponopono CAPITOLO 10 Eppure… le intenzioni sono cose da smidollati! CAPITOLO 11 Scatola dei desideri o pacchetto regalo?

CAPITOLO 12 L’arte di non attrarre

CAPITOLO 13 Nuovi metodi di purificazione CAPITOLO 14 Hai un problema?

CAPITOLO 15 Il quinto miracolo

CAPITOLO 16 Altri segreti dell’evento di Zero Limits

CAPITOLO 17 È veramente accaduto? LA GRANDE BUGIA CAPITOLO 18 Come dar vita alla tua religione personale CAPITOLO 19 Il miracolo dell’Ho’oponopono

CONCLUSIONE Imparare a farlo

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APPENDICE B La meditazione sulla lavagna magnetica APPENDICE C Un’intervista con il dottor Joe Vitale APPENDICE D Domande e risposte Zero Limits

APPENDICE E Il dottor Hew Len fa visita al tuo bambino interiore APPENDICE F Frasario particolareggiato dell’Ho’oponopono APPENDICE G Storie di successo

Risorse Bibliografia Nota sull’autore

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A Morrnah Simeona,

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Avvertenza

Le informazioni contenute in questo libro non hanno lo scopo di diagnosticare, curare o prevenire le malattie. Se siete preoccupati per la vostra salute, dovreste sempre consultare un medico o un esperto della salute. L’autore e l’editore offrono questo materiale come conoscenza, intrattenimento e ispirazione.

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Invocazione dell’autore

Oh, Infinita Mente Divina,

attraverso il mio amato Sé superiore,

purifica questa entità da tutta la negatività, sia interna che esterna,

affinché possa essere un perfetto vascello per la Tua Presenza.

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Q

Prefazione

LA MIA ESPERIENZA CON MORRNAH SIMEONA

uando Joe Vitale mi chiese di raccontare la mia esperienza con Morrnah Simeona, la magnifica

Kahuna Lapa’au (“sacerdotessa che cura con le parole” e “detentrice dei segreti” nel folklore

hawaiano), iniziai subito a sentire la profonda pace e il senso di luminosità che ho sempre sentito in sua presenza. Era un essere umano meraviglioso che mi ricordava mia nonna materna, Amelia, che in Cile mi allevò con un amore incondizionato.

Non era necessario stare a lungo con Morrnah per sapere che era speciale, davvero speciale. Lei fluiva naturalmente e la natura cambiava attorno a lei. Offriva sempre il suo aiuto a tutti per qualsiasi cosa. Ti guardava come se vedesse molto più del tuo aspetto fisico. Era una vera guaritrice.

Nel 1984 venne a vivere nella nostra tenuta ubicata lungo La Jolla Farms Road, un’area molto esclusiva di La Jolla nella contea di San Diego in California. Nella proprietà c’erano quattro case indipendenti, compreso il piccolo e grazioso cottage dove lei si fermò per tre mesi.

Dopo qualche settimana, tutti coloro che venivano alla tenuta ci chiedevano se avessimo un nuovo giardiniere o se avessimo ridisegnato il parco perché tutto era molto vivo, vibrante e bello. La natura stessa cambiava intorno a lei. Fu un’esperienza inspiegabile: ero poco più che trentenne e stavo appena iniziando ad avvicinarmi ai principi spirituali universali che governano la Terra dall’inizio dei tempi.

A volte, quando tornavo dai tour di Money&You, mi faceva un trattamento speciale e avanzato di Ho’oponopono per ripulire la mia energia e mi sentivo come se avessi fatto una grande doccia. Era davvero divina. Mi incentivava continuamente a tenere la mia energia pulita con il metodo Ho’oponopono e pronunciandone la parola.

Morrnah era davvero speciale.

Veniva da un lignaggio di Kahuna e scelse di modernizzare il metodo Ho’oponopono (parte degli antichi insegnamenti Huna delle Hawaii) per aiutare gli esseri umani a liberarsi dai traumi e dai drammi che sono trattenuti nel subconscio e condizionano ogni momento della nostra vita. Un metodo molto potente.

La decisione di Morrnah di dare accesso ai segreti che gli hawaiani avevano gelosamente custodito per molte generazioni non la rese certo popolare in certi ambienti e da alcuni venne messa al bando. Morrnah amava l’umanità, aiutava tutti gli esseri umani a liberarsi dai comportamenti inconsci e li incoraggiava a ripulire il subconscio. Era coraggiosa e chiara riguardo al suo scopo, che era di insegnare alla gente a liberarsi delle proprie limitazioni, a tagliare tutti i legami che sono stati creati nel tempo e a essere in armonia con la famiglia interiore:

Aumakua: Au (che significa bagno o nuotata)

Makua: padre (che significa bagnato dallo e nello Spirito Santo) Uhane: madre (mente conscia)

Unihiipili: figlio (mente subconscia)

Imparai che soltanto pronunciare la parola Ho’oponopono ripulisce lo spazio. Mi purificò immediatamente.

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Ma ecco come incontrai Morrnah per la prima volta.

Nel 1983, Eric Smith, un caro amico cresciuto a Hilo, nell’isola maggiore delle Hawaii, me la fece conoscere portandomi al corso di Ho’oponopono che stava tenendo a Los Angeles insieme al dottor Stan Ihaleakala (un altro essere straordinario ora noto come dottor Hew Len). Credo fosse novembre, il mio mese preferito non solo perché è quello del mio compleanno ma anche perché è un periodo così bello in tutto il mondo: autunno nell’emisfero nord e primavera in quello sud.

Era un momento speciale, un fine settimana che non avrei mai più dimenticato.

Al corso c’era un sacco di bella gente, compresi certi tipi di Hollywood come l’attrice Leslie Ann Warren (apparsa nella serie televisiva Will & Grace come l’amante del padre di Will). È proprio una persona adorabile.

Era un gruppo divertente e familiarizzammo molto durante quei tre giorni di purificazioni e di troncamento dei legami che si creano quando ci attacchiamo alle persone, ai luoghi e alle cose. Il metodo imponeva che scrivessimo un sacco di elenchi: nomi di persone, che comprendevano pressoché tutti coloro di cui avessimo memoria e con cui avevamo avuto un legame o che avevano avuto qualche influenza su di noi; luoghi in cui avevamo vissuto; veicoli che avevamo usato; situazioni in cui avevamo sofferto o fatto soffrire qualcuno, ossia ogni esperienza sconfortante che ci venisse in mente. Eravamo invitati a scrivere tutte le infamie, le accuse e le colpe che trattenevamo nel subconscio.

Dire che in certi momenti quello spazio diventò scomodo sareb be soltanto un eufemismo!

Fu particolarmente interessante scrivere l’elenco delle persone con cui avevamo avuto rapporti sessuali. In quel momento realizzai l’importanza di proteggere la propria energia. Avere una relazione sessuale con qualcuno è il modo più veloce per andare a prendersi non soltanto l’energia del partner ma anche l’energia di ogni persona con cui lui o lei ha avuto rapporti sessuali in precedenza. Mentre fai sesso con una persona, potenzialmente ci potrebbe essere l’energia di centinaia di persone!

Lei e Stan erano dei maestri eccellenti. Insegnavano raccontando storie meravigliose tratte dalle vicende delle persone che avevano aiutato nel corso degli anni. Sono troppe per poterle condividere qui, ma una che ho trovato particolarmente interessante è che Morrnah amava l’attore Tom Selleck, la stella del programma televisivo Magnum PI, girato alle Hawaii.

Morrnah ripuliva sempre Tom Selleck. Io lo avevo conosciuto un anno prima alle Hawaii, e non potevo fare a meno di pensare quanto fosse fortunato ad avere qualcuno come Morrnah che lo purificava costantemente. Quando uscì dai riflettori per qualche anno conducendo una vita più tranquilla con la nuova moglie e il figlio, continuai a chiedermi se la preghiera Ho’oponopono lo avesse influenzato. È bello vederlo di nuovo in televisione con la serie Blue Bloods.

Lei ci disse che attori, celebrità, stelle dello sport e politici – quelli sotto l’occhio dei riflettori – sono energeticamente a rischio in modo particolare a causa di tutte le proiezioni che sono dirette verso di loro. Queste persone possono avere milioni di legami potenziali determinati dalle attenzioni, dalle immaginazioni sessuali, da proiezioni positive e negative, da tutti i pensieri degli ammiratori che indeboliscono la loro forza vitale, il potere personale e la capacità di essere puri.

Caspita, era qualcosa di forte! Iniziai a chiedermi se non fosse il motivo per cui sex symbol come Marilyn Monroe hanno una vita così dura!

Cominciai a vedere le cose in modo molto diverso.

La mia vita cambiò dopo quel fine settimana. Mi sentii come se avessi fatto un bagno lungo una vita, come se la mia energia fosse stata ripulita per sempre. Compresi che era mia responsabilità mantenere la mia energia pulita e pura. Ho sempre con me la mia piccola scheda del metodo

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Ho’oponopono. Dagli anni Ottanta la tengo dietro il mio calendario annuale. Ne ho fatto delle copie che tengo nel computer, nell’iPad e nell’iPhone. Ci è stato consigliato di lasciare il nostro libro di Ho’oponopono aperto in auto per insegnare al subconscio della macchina a mantenersi pulito. Non posso fare a meno di pensare che questa cosa abbia funzionato. Dopo un incidente molto piccolo che accadde nel 1976, prima di Ho’oponopono, non ne ho più avuto uno!

Ho usato il metodo Ho’oponopono in ogni luogo del mondo in cui ho viaggiato a eccezione di Bali, in Indonesia. Laggiù iniziai a farlo e un’intuizione molto forte mi disse: “No”. Più tardi compresi che ero stata guidata correttamente. Bali ha i suoi rituali, la sua energia. È sempre bene seguire la propria guida interiore.

L’ultima volta che parlai con Morrnah fu a metà del 1989. Con il mio socio di allora, Robert T. Kiyosaki (autore di Padre ricco, padre povero ), ero tornata sull’isola maggiore delle Hawaii per organizzare la nostra Excellerated Business School for Entrepreneurs al Kona Surf Resort (che ha ormai cambiato proprietari un paio di volte), una tenuta meravigliosa vicino a Keauhou Bay.

Chiamai Morrnah (sapevamo che l’isola maggiore le piaceva molto) per farla venire ad aprire il corso con la preghiera Ho’oponopono. Disse: “Tesoro, sono troppo stanca… Non sto più molto bene… Falla tu”.

Ero stupefatta. Quella grande Kahuna stava dicendo a me di condurre un Ho’oponopono pubblico di fronte a un gruppo di imprenditori di successo. Ero perplessa, sentivo che fare quella preghiera era per me un’enorme responsabilità. Lei mi rassicurò dicendomi che l’intera area – la baia, il resort e l’isola – era stata programmata con la preghiera e che non avevo nulla di cui preoccuparmi, avrei fatto un ottimo lavoro. Mi sentii calma e pronta e in effetti andò tutto bene. Facendo Ho’oponopono, come sarebbe stato possibile il contrario!

Da allora in poi, ho fatto Ho’oponopono in tutti i nostri corsi. Siamo stati molto richiesti e abbiamo avuto ottimi risultati. Con Morrnah non ho più parlato di persona.

Qualche anno più tardi scoprii che era deceduta all’inizio del 1992. Anche se ero triste per non poter più prendere in mano il telefono e parlarle, o avere uno dei suoi trattamenti o imparare qualcosa stando ai suoi piedi, potevo comunque sentire la sua presenza, come sempre.

Lei è, e sempre sarà, una forza straordinaria nella mia vita. Sento che i suoi insegnamenti – gli insegnamenti del dottor Ihaleakala – e la preghiera hanno avuto un impatto straordinario sulla mia vita e sul mio lavoro.

Una parte della preghiera è la Pace di io:

La Pace, tutta la mia Pace, sia con te. La Pace che è io, la Pace che è io sono, la Pace per sempre, ora e per sempre. Ti do la mia Pace, ti lascio la mia Pace,

non la Pace del mondo, ma soltanto la mia Pace, la Pace dell’io.

Ci ha insegnato a circondare ogni veicolo in cui entriamo (auto, aereo, treno o quant’altro) con trecento milioni di Pace dell’io. Lo ricordo in particolar modo quando salgo in aereo e dormo profondamente. So che sono protetta.

Ho molte, troppe storie di Ho’oponopono da raccontare ma fidati: posso dire in tutta sincerità che per me, negli ultimi trent’anni, la preghiera Ho’oponopono è stata una forza enorme che mi ha guidato e protetto.

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La parola Ho’oponopono è costantemente tra le mie labbra. L’ho usata in occasioni sia felici che tristi. So che l’armonia della mia famiglia interiore è cruciale per la serenità e la chiarezza mentale di cui ho bisogno per portare avanti un’organizzazione internazionale di successo, per attrarre i meravigliosi soci d’affari che ho avuto per decenni, per le persone meravigliose che insegnano ai nostri corsi, per quelle che vi partecipano, per il fantastico network internazionale che possiedo e per l’amore e l’intesa che ho con i miei cari.

Il mio successo e la mia prosperità sono stati sicuramente provocati dal duro lavoro e dall’applicazione dei sani principi di business e di coscienza che insegniamo. E non c’è dubbio che il vento dietro le mie ali sia il metodo Ho’oponopono.

Ti auguro la stessa cosa.

Per citare la conclusione della preghiera:

Che io possa benedire continuamente tutto ciò che riguarda il metodo Ho’oponopono. Veniamo liberati e il gioco è fatto! Ora siamo dentro l’abbraccio del Divino Creatore. Aloha!

– DAME D.C. CORDOVA AMMINISTRATORE DELEGATO, EXCELLERATED BUSINESS SCHOOL FOR ENTREPRENEURS MONEY&YOU® PROGRAM

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S

Ringraziamenti

ono eternamente grato al dottor Hew Len per avermi insegnato personalmente l’Ho’oponopono, per avere scritto insieme a me Zero Limits, per avere diretto con me tre eventi legati a Zero Limits e per essere diventato il mio mentore. Molte persone mi hanno aiutato a realizzare questo libro, dall’assistenza editoriale di Suzanne Burns e Mathes Jones ai contributi di D. C. Cordova, Saul Maraney e Kory Basaraba. Ringrazio per l’incoraggiamento e il sostegno anche i miei amici Lori Anderson, Victoria Belue Schaefer, Daniel Barrett, Mathew Dixon, Mary Rose Lam, Michael Abedin e Bruce Burns. Sono eternamente grato allo staff di John Wiley & Sons, in particolare a Matt Holt per avere creduto nel mio lavoro. Voglio ringraziare anche il mio gruppo di Miracles Coaching® a Prosper per aver aiutato la gente a imparare e praticare correttamente l’autentico Ho’oponopono. E, naturalmente, grazie Nerissa, moglie e compagna della mia vita, che mi offre il suo amore e il suo sostegno in tutti i modi. Se ho dimenticato qualcuno, vi prego, perdonatemi. Infine, ringrazio te, lettore, per essere disposto a ricevere questa ispirazione. Ti offro questo libro con tutto il mio cuore.

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M

Introduzione

L’INIZIO

Per guarire da tutti i pensieri e i ricordi che in questo momento ci ostacolano, possiamo chiedere aiuto alla Divinità, che conosce nei dettagli il nostro piano personale.

– MORRNAH SIMEONA

i sbagliavo. E di brutto. Quando terminai di scrivere Zero Limits mi aspettavo che il mondo intero mi ringraziasse. Sapevo che la storia era straordinaria. Sapevo che era miracolosa. E sapevo che doveva essere raccontata.

Ma non sapevo che qualcuno avrebbe odiato il libro e anche me.

Eppure, il dottor Hew Len lo sapeva. Quando gli dissi che il nostro libro era stato completato disse: “Quando uscirà, arriveranno i guai”. Non capivo cosa volesse dire. Ma aveva più chiarezza di quanta ne avessi io. Viveva nel presente e vedeva il futuro. Tutto si stava dischiudendo davanti a lui. Io brancolavo nel buio e quando il sole sorse mi fece male agli occhi.

Decisi di scrivere questo seguito di Zero Limits per due ragioni: la prima, per spiegarne ulteriormente il messaggio (e per raccontare cosa accadde come conseguenza della sua pubblicazione); la seconda, per mettere a tua disposizione altri metodi segreti avanzati di autentico Ho’oponopono.

Chiesi un parere al dottor Hew Len su questa idea. Era riluttante perché gli anziani di Ho’oponopono l’avevano attaccato duramente per aver rivelato i loro segreti e non voleva che accadesse di nuovo. Lui può cambiare il mondo semplicemente facendo pulizia. Io invece avevo bisogno di perorare la causa. Volevo ancora che il mondo conoscesse questo strumento straordinario. Decisi che questa volta avrei scritto il libro da solo, senza il dottor Hew Len come coautore.

Ma prima di entrare nel vivo, lascia che ti faccia una panoramica degli avvenimenti iniziali.

Tutto accadde prima ancora che Zero Limits venisse pubblicato. Il libro diventò un best seller su Amazon prima della consegna del manoscritto all’editore. Come? Quando la famosa libreria online lo annunciò, uno stralcio stava già circolando in internet da almeno un anno. Milioni di persone lo videro e quindi molti prenotarono il libro, che divenne un best seller prima che l’editore lo avesse in mano.

Ecco qui un articolo che circolò in internet nel 2005 e che spinse milioni di persone a desiderare il libro:

Lo psicologo più strano del mondo

Tre anni fa sentii la storia di uno psicologo che alle Hawaii aveva curato un intero reparto di criminali malati di mente senza averne mai visto nemmeno uno. Tale psicologo studiava la cartella clinica dell’internato e poi guardava dentro di sé per vedere come aveva creato la malattia di quella persona. E mentre lui migliorava, il paziente migliorava.

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metropolitana. Come era possibile curare qualcun altro curando se stessi? Anche se fosse stato il miglior maestro di auto-aiuto, come poteva curare dei criminali malati di mente?

Non aveva alcun senso, non era logico e quindi lasciai perdere.

Ma un anno più tardi questa storia giunse nuovamente alle mie orecchie. Venni a sapere che lo psicologo aveva usato un metodo curativo hawaiano chiamato Ho’oponopono. Non ne avevo mai sentito parlare ma non riuscivo a togliermelo dalla testa. Se la storia era tutta vera dovevo saperne di più.

Avevo sempre pensato che “piena responsabilità” significasse che io sono responsabile di ciò che penso e faccio. Più in là di questo, non dipende da me. Credo che la maggior parte delle persone pensi che sia questa la piena responsabilità. Siamo responsabili di ciò che facciamo, non di ciò che fanno gli altri. Ma lo psicologo hawaiano che aveva curato quelle persone malate di mente mi avrebbe mostrato una prospettiva nuova ed evoluta sulla piena responsabilità.

Il suo nome è Ihaleakala Hew Len. La nostra prima telefonata durò circa un’ora. Lo pregai di raccontarmi tutta la storia del suo lavoro come psicologo. Mi spiegò che aveva lavorato all’ospedale pubblico hawaiano per quattro anni. Il reparto dove venivano internati i criminali malati di mente era pericoloso e gli psicologi abbandonavano il lavoro dopo qualche mese. Il personale si dichiarava spesso ammalato o, semplicemente, rinunciava al posto. In quel reparto si camminava con la schiena contro il muro per paura di venire attaccati dai pazienti. Non era gradevole viverci, lavorarci e nemmeno andare a fare una visita.

Il dottor Hew Len mi disse che non aveva mai visto i suoi pazienti. Aveva acconsentito ad avere un ufficio e a esaminare le loro cartelle cliniche. Mentre le leggeva, lavorava su se stesso. E lavorando su se stesso i pazienti iniziavano a guarire.

“Dopo qualche mese, ai pazienti che venivano tenuti ai ferri venne permesso di camminare liberamente”, mi disse. “Ad altri che erano in cura con farmaci molto pesanti vennero ridotte le dosi. E quelli che sembravano non avere nessuna possibilità di essere dimessi vennero lasciati liberi”.

Ero impressionato.

“E non è tutto”, continuò. “Il personale cominciò ad apprezzare il proprio lavoro. L’assenteismo e il ricambio continuo cessarono. Alla fine ci ritrovammo con più personale di quello necessario perché i pazienti venivano rimessi in libertà e il personale veniva al lavoro. Oggi quel reparto è chiuso”.

E qui arrivò la mia domanda da un milione di dollari: “Cosa faceva dentro di sé per provocare il cambiamento in quelle persone?”.

“Semplicemente curavo la parte di me che le aveva create”, disse. Non capivo.

Il dottor Hew Len mi spiegò che piena responsabilità della tua vita significa essere responsabile di tutto ciò che c’è in essa, semplicemente per il fatto che c’è. In senso letterale, il mondo intero è una tua creazione.

Caspita. Questa è dura da mandare giù. Essere responsabile di quello che faccio o dico è una cosa. Essere responsabile di quello che fa o dice chiunque faccia parte della mia vita è tutta un’altra cosa. Tuttavia, la verità è questa: se ti assumi la piena responsabilità della tua vita, allora tutto quello che vedi, ascolti, tocchi, assapori o in qualche modo sperimenti è di tua responsabilità perché è nella tua vita.

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non ti piace, è lì per essere risanato da te. In un certo senso, tutto ciò non esiste, è solo una proiezione che proviene dalla tua interiorità. Il problema non è degli altri, è tuo. E affinché tutto cambi, devi cambiare te stesso.

So che è difficile da comprendere, e ancor più accettarlo o viverlo. Criticare è molto più facile che assumersi la piena responsabilità. Ma parlando con il dottor Hew Len iniziai a capire che per lui e nell’Ho’oponopono guarigione significa amare se stessi. Se vuoi migliorare la tua vita, devi curarla. Se vuoi curare qualcuno, anche un criminale malato di mente, devi farlo curando te stesso.

Chiesi al dottor Hew Len come affrontava la propria guarigione. Cosa faceva, esattamente, quando guardava le cartelle cliniche di quei pazienti?

“Semplicemente continuavo a ripetere ‘mi dispiace’ e ‘ti amo’”, mi spiegò. Tutto qui?

Tutto qui.

Risulta che amare se stessi è il miglior modo per migliorare se stessi. E migliorare se stessi vuol dire anche migliorare il proprio mondo. Ecco un piccolo esempio di come funziona: un giorno, qualcuno mi inviò un’e-mail che mi irritò. In passato avrei gestito la cosa lavorando sui miei punti deboli emozionali o cercando di far ragionare la persona che mi aveva inviato quel messaggio sgradevole. Ma quella volta decisi di provare il metodo del dottor Hew Len. Continuai a ripetere in silenzio “mi dispiace” e “ti amo”. Non lo dicevo a qualcuno in particolare, stavo semplicemente invitando lo spirito dell’amore a curare dentro di me ciò che stava creando la situazione esteriore.

Nel giro di un’ora ricevetti un’e-mail dalla stessa persona. Si scusava per il messaggio precedente. Non avevo fatto nulla di esteriore per ottenere quella scusa. Non gli avevo nemmeno risposto. Ma dicendo “ti amo” avevo in qualche modo guarito ciò che dentro di me aveva creato quella persona.

Successivamente partecipai a un seminario di Ho’oponopono tenuto dal dottor Hew Len, che ora ha settant’anni, è considerato un benevolo sciamano e vive un po’ da eremita. Lodò il mio libro Attractor Factor. Mi disse che migliorando me stesso le vibrazioni del libro aumentano e tutti se ne accorgeranno quando lo leggeranno. In poche parole: se miglioro, i miei lettori migliorano.

“E i libri che sono stati venduti e sono già là fuori, nelle mani di qualcuno?”, chiesi. “Quei libri non sono là fuori”, spiegò sbalordendomi ancora una volta con la sua saggezza mistica. “Sono ancora dentro di te”.

In poche parole: non esiste nessun là fuori.

Ci vorrebbe un libro intero per spiegare questa tecnica avanzata con la profondità che merita. È sufficiente dire che ogni volta che vuoi migliorare qualcosa nella tua vita, c’è solo un posto dove guardare: dentro te stesso.

E quando guardi, fallo con amore.

Quell’articolo del 2005 preparò il mondo per Zero Limits e diede il via al percorso che lo fece diventare un best seller prima della sua stessa pubblicazione. Naturalmente, quando il libro uscì nel luglio del 2007, i problemi emersero e i guai iniziarono ad arrivare.

Avendone letto soltanto uno stralcio, la gente iniziò a scrivere commenti al testo che, naturalmente, dovevano ancora vedere. Vecchi amici dei tempi duri passati a Houston qualche decennio addietro – gente che avevo aiutato concretamente e con suggerimenti – mi si rivoltarono

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contro. Mi accusarono di avere inventato tutto. Dissero che il dottor Hew Len era un personaggio fittizio, che la storia della sua cura ai malati mentali era una leggenda metropolitana. Mi rimproverarono di vendere i segreti di una tradizione hawaiana per denaro. Altri mi dissero che facevo soldi vendendo un libro dove non c’era nessun segreto.

Avevo fallito. Ero ferito. Sconvolto e confuso. Avevo creduto che l’Ho’oponopono mi avrebbe dato forza e invece mi sentivo una vittima.

Come era possibile che la gente fosse arrivata a pensare quelle cose? Dopotutto, il dottor Hew Len e io avevamo passato molto tempo insieme: avevamo tenuto seminari e fatto programmi radio, c’erano foto che ci ritraevano insieme, avevamo creato la versione audio di Zero Limits. Siamo anche in qualche videoclip su YouTube. Tutte quelle cose le avevamo fatte insieme. Ovviamente, lui era, ed è, reale.

Poi c’erano quelli che, pur non avendo letto il libro, che non potevano avere perché non era stato ancora pubblicato, lo recensivano dicendo che mi odiavano. Mi insultavano e cercavano di sabotare le e-mail che inviavo alla mia lista di indirizzi. Crearono persino un virus per il computer con il mio nome.

Sì, c’erano anche molti ammiratori, del libro miei. Quando venne pubblicato, Zero Limits diventò ufficialmente un best seller. Migliaia, forse milioni di persone impararono il semplice metodo di guarigione che vi era descritto e cambiarono la loro vita. Venne usato non soltanto individualmente ma anche nelle scuole, nelle prigioni e negli ospedali con risultati miracolosi. Il libro venne tradotto in altre lingue. Fui invitato a parlare in diversi paesi. I seminari del dottor Hew Len passarono da trenta a più di ottocento partecipanti alla volta. Diventò un guru. L’Ho’oponopono diventò popolare.

Ma non era tutto rose e fiori. Il mio migliore amico se la prese con me. Sua moglie inviò un’e-mail molto dura a una lista di indirizzi che l’avevo aiutata a creare, attaccandomi e diffamandomi. Era incredibilmente brutale e certamente non veniva dal cuore. Era chiaro che nessun amore e nessun perdono, che fossero dell’Ho’oponopono o di altri metodi, era il punto di partenza.

Perché accadde tutto ciò?

Un mio amico dice che il successo alimenta il disprezzo. Io la definisco una credenza. Il dottor Hew Len lo chiamerebbe un programma. Ma devo ammettere che qualcosa accadde quando il libro più importante della mia vita venne scritto e pubblicato. Potrei definirla un’opportunità per ripulirmi, ma penso che ci sia molto di più in questa storia. Guardando indietro, credo che fosse una spinta per il mio risveglio.

Quando scrissi Zero Limits dissi che c’erano tre livelli di risveglio. Ma era un’analisi incompleta. In effetti ce ne sono quattro. Il quarto va oltre Zero Limits, dove il Divino vive

attraverso di te. In questo nuovo libro spiegherò tutti i quattro livelli.

Dopo aver scritto Zero Limits pensavo di conoscere e padroneggiare il funzionamento della vita. Tuttavia, mi accaddero così tante cose sgradevoli che mi sentivo una vittima. Tutto ciò mi portò a comprendere il senso della resa e l’importanza di continuare senza sosta a ripulire con l’Ho’oponopono. Oggi conosco il miracolo dell’illuminazione.

Se vuoi saperne di più sull’autentico Ho’oponopono e riprendere da dove il mio libro precedente aveva terminato, sei nel posto giusto.

Se sei curioso sulle origini del moderno Ho’oponopono e ti stai chiedendo chi fosse quella maestra apparentemente pazza del dottor Hew Len, troverai la risposta in questo libro.

Ma tieniti forte. Se credevi che Zero Limits fosse una specie di corsa spericolata, aspetta e leggi

Punto Zero. Potresti restare di stucco. Potrebbe scuotere, sbatacchiare e rivoltare il tuo mondo.

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Aspettati dei miracoli.

MAHALO, AO AKUA –JOE VITALE SU UN AEREO A DIECIMILA METRI DI ALTEZZA AGOSTO 2013

(20)

C

Capitolo 1

ARRIVANO I GUAI

Non c’è nessun ego. Sono solo dati, dati, dati.

– DOTTOR IHALEAKALA HEW LEN

onsegnai all’editore il manoscritto di Zero Limits durante il secondo seminario Zero Limits, che si svolse a Maui alla fine del 2006. Fu un periodo divertente per me. Il libro si scrisse praticamente da solo. Sorprendentemente, lo buttai giù in due settimane. Gli altri libri mi avevano preso mesi o anni. Due settimane? Un miracolo. Il dottor Hew Len, il coautore, lo approvò dopo aver letto soltanto qualche pagina. Disse: “Il Divino dice che va bene”. Ero orgoglioso. Perché non avrei dovuto esserlo? Non potevo immaginare che il peggio doveva ancora arrivare.

Durante quel seminario il dottor Hew Len mi disse che quando il libro sarebbe uscito qualche guaio sarebbe arrivato. Non capivo cosa volesse dire, ma non ero preoccupato. Mi sentivo guidato e protetto. Il mio spirito splendeva e la mia fiducia in me stesso era enorme. Avrei continuato a ripulire e non mi sarebbe accaduto niente di male.

Mi sbagliavo.

Durante la serata iniziale del seminario, proprio prima dell’incontro e della cena di benvenuto, ricevetti una telefonata da un’autrice e maestra spirituale che adoravo. Era molto arrabbiata. Aveva dato il suo sostegno al libro quando le avevo spedito il manoscritto ma a quanto pare non lo aveva letto. Dopo averlo fatto, contestò alcune cose, una delle quali era includerla nel testo pur senza farne il nome. Quando si riconobbe si arrabbiò con me e mi chiamò per rimproverarmi duramente.

Non era stata mia intenzione ferirla. Si trattava di quella parte del libro in cui spiego come anche la gente di successo abbia dei lati oscuri e attragga il caos. Avevo usato lei come esempio senza nominarla. Ero sorpreso dal suo scoppio d’ira perché nei suoi libri lei usava spesso le vicissitudini della sua vita come lezioni esemplari. Non era un segreto. Ma la gente proietta le sue insicurezze e le sue interpretazioni su ogni cosa, compresi i libri. Lei vide qualcosa che non le piaceva e invece di prendersi la piena responsabilità di quello che aveva visto (che è il punto centrale dell’Ho’oponopono e di Zero Limits) mi attaccò aspramente.

Poiché ero (e sono ancora) un suo ammiratore, mi fece molto male. Le scrissi di nuovo dopo l’uscita del libro ma il dolore rimase. Più tardi la chiamai e tutto venne chiarito, ma ero sconvolto. Come era potuto accadere? Se era ciò che il dottor Hew Len aveva predetto e il libro non era ancora stato pubblicato, cosa mi stava aspettando? Se lo avessi saputo… I guai stavano evidentemente arrivando e una volta che il libro uscì diventarono guai davvero seri.

Come ho detto nell’introduzione, certa gente che non aveva letto il libro, poiché non era ancora stato pubblicato, lo aveva già condannato e aveva condannato anche me. Dissero che avevo inventato tutto, sia il dottor Hew Len, sia la storia delle sue guarigioni dei criminali malati di mente all’ospedale delle Hawaii. Alcuni stroncarono il libro perché incompleto e altri mi attaccarono perché non rivelavo tutti i segreti di un seminario di Ho’oponopono. Mi accusavano di non fare altro che reclamizzare altri miei prodotti. Qualcuno disse che se il dottor Hew Len esisteva davvero, allora era sicuramente pazzo.

Era incredibile e inquietante a dir poco. Come poteva, un libro, fare esplodere tanta gente come fosse dinamite, un libro che non solo era stato scritto con amore ma che insegnava l’amore e il

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perdono?

Allo stesso tempo, migliaia di persone che lo avevano letto erano cambiate. Ricevetti telefonate, lettere, e-mail da persone sinceramente grate. Avevano trovato speranza, guarigione e salvezza. Era gratificante, ma le pugnalate alla schiena mi dolevano comunque.

Dovevo toccare il fondo prima di risalire.

Avevo un caro amico, un uomo che era stato in una situazione finanziariamente difficile e che avevo assistito, seguito, aiutato, consigliato e ispirato. Non possedeva grandi capacità nel commercio online, ma mi piacevano lui, la sua creatività e il suo senso dell’umorismo. Pensai che aiutarlo e lavorare con lui avrebbe dato buoni risultati.

Gli diedi tutto ciò che serviva per aiutarlo a tornare alla normalità senza chiedere nulla in cambio. Lo aiutai a creare un’impresa online e una lista di clienti. Lo aiutai con i prodotti e il marketing. Lo pagavo per l’aiuto che mi dava in eventi speciali, anche quando perdevo del denaro per organizzarli. Era riconoscente e me lo dimostrava, baciandomi spesso sulla guancia quando mi salutava dicendomi: “Ti voglio bene, Joe”.

Nel 2009 stavo andando in Russia per una serie di conferenze e lo invitai a seguirmi. Lui fece un viaggio in prima classe e io ebbi la sua compagnia. Convenimmo che mi avrebbe dato una mano sul palco: parlare per due giorni a volte può essere estenuante. Era vantaggioso per entrambi. Benché avessimo tutti e due qualche inquietudine riguardo alla Russia (provenienti da tutte quelle storie sugli attacchi nucleari che avevamo sentito quando eravamo piccoli), preparammo i bagagli, facemmo un bel respiro e volammo dall’altra parte del pianeta.

Quella in Russia non fu una gitarella. Il programma era fitto, al limite della tortura.

Nel momento in cui atterrammo a Mosca venni portato direttamente a uno show televisivo senza nemmeno il tempo per una doccia e una rasatura. Ero così disorientato da rimanere ammutolito. Sapevo che, per contratto, dovevo fare tutto ciò che i russi mi chiedevano di fare. Andai allo show televisivo. Più tardi, quella sera, in una libreria autografai per ore i miei libri. Il programma fu implacabile per le due settimane successive. Sebbene il mio amico fosse là per sostenermi, rimaneva spesso nella sua stanza a dormire mentre io continuavo a parlare, presentare, dare interviste, firmare libri e molto altro. Non che mi importasse. Ero sollevato dal fatto che lui avesse un po’ di riposo. Se lo meritava.

Anche lasciare la Russia si rivelò un inferno.

Scoprimmo che i nostri visti sarebbero scaduti prima della fine del nostro viaggio. Qualcuno aveva fatto una fesseria con le nostre scartoffie. I nostri documenti di viaggio non erano in ordine. Mi sentivo come dentro un film di guerra. Tutto sembrava irreale. Al consolato americano dissero al mio amico “di fare qualsiasi cosa per uscire dal paese prima di mezzanotte”.

Fu sconvolgente. Venimmo condotti lungo strade secondarie in zone isolate, attraversammo posti di controllo militare dove dovevamo mostrare continuamente i nostri passaporti e alla fine fummo lasciati nelle foreste della Finlandia proprio prima di mezzanotte, qualche minuto prima della scadenza dei nostri visti. Dovevamo ancora arrivare a Helsinki e trovare un volo di ritorno per gli Stati Uniti (con un grande esborso per me) e, “accidenti”, non fu per niente facile.

Ma i veri guai dovevano ancora arrivare.

Una volta tornati a casa sani e salvi, il mio amico andò fuori di testa. Entro settantadue ore dal ritorno a casa mi inviò un’e-mail con un inaspettato e totalmente inventato conto da pagare per gli ultimi due anni. Ogni cosa che aveva fatto gratis, per amicizia o perché si sentiva in dovere di sdebitarsi, era nella fattura. Disse che gli dovevo quel denaro, molto denaro. Non riuscivo a crederlo.

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Benché pagarlo per venire in Russia non fosse mai stato parte dell’accordo, mentre eravamo là gli avevo detto che gli avrei dato qualcosa. Per il mio lavoro d’oltreoceano io non venni mai pagato del tutto e il volo di ritorno di entrambi all’ultimo minuto mi era costato diecimila dollari. Tuttavia, il suo sostegno in Russia mi aveva aiutato a sopravvivere a tutto ciò che mi era stato chiesto di fare. Come sorpresa, avevo pensato di regalargli un’auto di mia proprietà che sapevo piacergli, ma la rabbia espressa nei miei confronti a meno di tre giorni dal nostro ritorno frenò i miei piani. Ero turbato. Profondamente scosso. Non riuscivo a dare un senso al suo comportamento.

Cercai di vederlo. Lo chiamai. Gli lasciai dei messaggi. Pensai che se ci fossimo seduti per parlarci avremmo capito cosa c’era che non andava. A un certo punto gli offrii di pagarlo, soltanto per riportare la pace nella nostra relazione. Arrabbiato, mi rispose: “Nemmeno per sogno”. Continuò a sfogarsi scrivendo online cose terribili su di me. Scrisse a persone che conoscevo, persino al mio staff, cercando di portarle dalla sua parte e di metterle contro di me. I suoi comportamenti erano infidi, feroci e ambiguamente subdoli, guidati dal suo impulso a distruggere la mia reputazione.

Non è possibile descrivere il dolore di questa esperienza. Fu come svegliarsi e scoprire che tua moglie è scomparsa o il tuo migliore amico è morto. Ero affranto e traumatizzato. Il mio migliore amico come poteva comportarsi in modo così diabolico e freddo? Non riuscivo a capirlo. Era tutta una questione di soldi? Stava buttando via un’amicizia, una società d’affari, un patto spirituale per

soldi? Dov’era la spiritualità? Dov’era l’Ho’oponopono che l’avevo aiutato a imparare? Dov’era il

suo cuore?

Ironia della sorte, era stato proprio grazie a lui che avevo conosciuto l’Ho’oponopono. Aveva sentito una storia e visto un opuscolo e me ne aveva parlato. Non aveva idea di che cosa fosse l’Ho’oponopono. Avevo trovato il tutto affascinante e voluto saperne di più, e così avevo iniziato a indagare da dove venisse quella storia e chi e che cosa ci fosse dietro. Alla fine ero venuto in contatto con il dottor Hew Len e avevo scritto Zero Limits.

Pensavo che il mio amico avesse compreso i principi della responsabilità personale, dell’amore e del perdono. Dopotutto, gli avevo pagato la partecipazione al suo primo evento di Ho’oponopono. Eppure, quando il trauma della Russia o chissà quale altra cosa lo irritò, non se ne assunse la responsabilità. Mi accusò scaricando tutto su di me. In Ho’oponopono questo genere di rappresaglia viene chiamato ino, che significa agire per ferire intenzionalmente con la mente piena d’odio. È una delle trasgressioni più gravi.

E lui lo fece a me. Eccolo, un vero guaio.

Io ripulii… e ripulii… e ripulii.

Osservai il mio coinvolgimento in quel dramma a livello energetico, cercando di capire come l’avevo attratto. So che le nostre vite sono intrecciate. Siamo una danza di energia. Niente accade nel vuoto. Il mio amico e io condividevamo un programma, un virus della mente. Feci del mio meglio per richiamare alla memoria tutto ciò che il dottor Hew Len mi aveva insegnato, fino a riconoscere che l’unica via d’uscita è ripulire, ripulire, ripulire.

Iniziai a sentirmi triste per il mio amico e a capire che in qualche modo aveva acquisito un programma che si stava impossessando della sua mente. Sapevo che aveva già avuto degli scoppi d’ira in famiglia e con gli amici. Ne ero stato testimone. Ma non mi sarei mai aspettato di vederli tra di noi e contro di me. Sembrava proprio che un programma lo possedesse e lo pilotasse. Volevo aiutarlo, guarirlo in qualche modo. Feci una purificazione senza sosta per eliminare quel programma da me, nella speranza che sarebbe stato eliminato anche dentro di lui.

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Se qualcuno poteva sentirsi autorizzato a considerarsi una vittima, quello ero io. Se qualcuno aveva le prove che il mio amico mi aveva tradito, quello ero io. Ho ancora le sue e-mail e quelle delle persone che contattò come prove di tutto quello che fece pubblicamente e in privato. Un altro magari userebbe tutto ciò contro di lui. Io non lo farò.

Come spesso mi ha insegnato il dottor Hew Len, “non c’è nulla là fuori”. È tutto dentro. Dovevo sforzarmi per accettare la completa responsabilità di tutto ciò che il mio amico aveva fatto, cercando in me e in noi il programma che aveva creato, attratto e manifestato tutto il dramma.

Il mio amico se ne andò via, una cosa che credo volesse fare da sempre. Aveva creato quello scenario da incubo per poter rompere la sua relazione d’affari con me? Immaginavo che avesse problemi di denaro. Aveva bisogno di un capro espiatorio? In quel caso io ero sicuramente a portata di mano. Non lo dico per biasimarlo, giacché il rimprovero non è autentico Ho’oponopono, ma per mostrare come la mente umana si impegni a fondo per dare un senso a ciò che non lo ha. Non so se ho ragione o torto sulle sue motivazioni, ma non è importante. Il punto vero è che il dottor Hew Len aveva ragione. I guai erano arrivati davvero.

Cosa feci per gestire la crisi innescata dal programma condiviso dal mio amico e da me? Nulla. Non ingaggiai un avvocato né contattai nessun ente governativo. Non sarebbe stato amore e perdono o qualcos’altro di simile all’autentico Ho’oponopono. Anche se il mio amico aveva fatto cose terribili tentando di rovinare la mia reputazione (cosa che duole ancor di più per il fatto che lui conosceva la piena responsabilità e la purificazione), non mi vendicai.

Al contrario, ripulii, sentii il mio dolore profondo, il tradimento, l’ingiustizia e portai tutto al Divino. Usai il metodo che il dottor Hew Len mi aveva insegnato. Mi assunsi la responsabilità. La situazione era a mio carico. Non dissi nulla di negativo pubblicamente e ora sto condividendo questa storia con te soltanto per un insegnamento più grande (che arriverà fra un attimo). Portai il dramma dentro di me e là lo ripulii.

Usai anche una forma avanzata di Ho’oponopono che condividerò con te più avanti. La combinazione di tutti questi metodi mi permise alla fine di scaricare l’energia delle percezioni sul mio ex amico. Il dramma scomparve. Lui interruppe la sua campagna diffamante. La polvere si posò. La vita proseguì. Gli affari continuarono come sempre ma senza di lui. Mi manca il bel rapporto che avevamo ma preferisco essere libero anziché disperato.

È interessante notare che mentre stavo scrivendo questo libro mi contattò per chiedermi se avrei guidato un evento di Ho’oponopono con lui. Era il segnale che la mia purificazione aveva funzionato e che eravamo di nuovo in pace? Sì. Tuttavia declinai l’offerta. Lui era il passato, lo avevo ripulito e lasciato andare. Lo amo, lo perdono e gli auguro ogni bene.

Ma andiamo avanti.

Qual è il più grande insegnamento qui?

Cerca di capire che niente di questo dramma era un errore del mio amico, e nemmeno un mio errore. Non c’è nessuno da rimproverare. La causa era un programma.

È essenziale comprenderlo. Mi presi la piena responsabilità del programma di cui divenni consapevole dentro di me. Quando lo ripulii, la situazione si risolse.

Questa è la prima lezione da imparare. È la ragione per cui ho condiviso questa storia con te. Anche per autori e guru, tutto si riduce a usare la pratica dell’Ho’oponopono per purificare programmi, memorie e altri dati e tornare a uno stato di amore puro. Come dice spesso il dottor Hew Len, “sono qui soltanto per ripulire”.

Come imparerai in questo libro, la vita si presenta sempre con delle sfide. È la natura della vita. Il biglietto gratuito per uscire dal carcere è la pratica dell’Ho’oponopono. Dicendo le quattro frasi – ti

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amo, mi dispiace, ti prego perdonami, grazie – tu cancelli i programmi e le credenze di cui non sei

consapevole e grazie a ciò la tua avventura attraverso la vita diventa più facile. Più ripulisci, più dati cancelli e più ti avvicini alla Divinità o a Zero.

È davvero così facile? Funziona sempre? Perché la vita sembra spesso dover arrivare al fondo prima di diventare migliore?

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D

Capitolo 2

NON SARAI PIÙ LO STESSO

Ho’o vuol dire realizzare, fare, creare.

Pono vuol dire equilibrio, bontà, correttezza, perfetto ordine.

Ho’oponopono è un metodo per creare l’ordine perfetto e l’equilibrio per sanare una situazione.

– JOE VITALE

opo aver imparato le basi del metodo Ho’oponopono – dire le frasi ti amo, mi dispiace, ti

prego perdonami, grazie – la gente spesso si lamenta del fatto che gli eventi negativi sembrano

essere più di quelli positivi. Perché?

Pensa a un bicchiere d’acqua rimasto lì fermo a ristagnare per un bel po’. Quando lo agiti, delle sostanze vischiose fluttuano e invariabilmente una parte sale in superficie. Devi continuare a pulire per togliere tutto lo sporco. La programmazione nella nostra mente giace in posti torbidi e oscuri e quindi può succedere che sia necessario fare esperienza dell’oscurità prima che della luce. Ma prima di poter avere l’acqua pulita dobbiamo togliere tutti i detriti. L’atto di ripulire, letteralmente, pulisce. La parola dati viene usata per definire la programmazione inconscia, la spazzatura che ti impedisce di sentire la voce della tua Divinità. Durante un evento di Zero Limits qualcuno chiese al dottor Hew Len quale fosse la differenza tra ego e Divinità. Il dottore Hew Len rispose:

Prima di tutto non esiste nessun ego. Lo sapevi? Niente di tutto ciò. Sono solo dati. E sono i dati che parlano, i dati che dicono che è ego, ma non esiste niente del genere. Soltanto dati. Riesco a spiegarmi? Solo dati. I dati parlano e tu proferisci dei dati, per cui non hai il controllo di niente. Devi solo prendere i dati e cancellarli. Sei già perfetto, noi vogliamo soltanto togliere i dati dalla nostra strada affinché tu possa stare nella luce.

Ci sono soltanto tre tipi di dati con cui abbiamo a che fare. Quelli che chiamo ZI, Zero Infinito. Questo è lo stato neutro. Un altro è quando la Divinità arriva a Zero e ti ispira: io lo chiamo IZI (Ispirazione Zero Infinito). Questo è lo stato dell’ispirazione, il che significa che sei nel flusso. Accade senza nessuno sforzo e con facilità. Hai anche ciò che chiamiamo memoria, e la memoria va contro la facilità. La malattia è una complicazione, è lontananza dalla Sorgente e da te stesso. E questo è il terzo stato.

La tua mente può stare soltanto in uno di questi tre stati. Non c’è via di mezzo. Non puoi stare qui e anche là.

Quando Zero Limits uscì, provocò l’ira di alcune persone e dei loro programmi. Più di una volta dovetti ricordare a me stesso che il problema non era la persona che si arrabbiava, erano i dati in lei – il programma – che provocavano le proteste.

Sicuramente ti è capitato. Dici qualcosa che viene capito in modo diverso dalle tue intenzioni e ti chiedi come possa essere successo. Secondo l’Ho’oponopono, ciò è emerso dal programma nel tuo inconscio. Fino a quando non è arrivata la situazione adeguata e ha premuto il tasto giusto, non lo sapevi nemmeno che era là. Poi, attenzione, perché eccoli che arrivano: guai a non finire.

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Riguardo al mio ex amico di cui ho scritto nel capitolo precedente, quello che ebbe una crisi dopo il nostro viaggio in Russia, la domanda da fare è: “Era lui o un programma che si era attivato?”. Da allora ho imparato che praticamente tutto ciò che facciamo come esseri umani è il risultato della nostra programmazione. Personalmente non ho mai incontrato nessuno che vivesse nel quarto stadio del risveglio. Ho letto qualcosa su queste persone ma io non sono uno di loro. Sono ancora al terzo stadio (la resa). Il quarto stadio (l’illuminazione) viene dalla grazia e fino ad allora le motivazioni inconsce guidano la maggior parte delle nostre azioni.

Non c’è niente di cui stupirsi. Il campo delle neuroscienze dimostra quanto siamo inconsci. Abbiamo a disposizione più potere e capacità di controllo di quanto potessimo anche solo sospettare in precedenza, ma la grande maggioranza delle persone non lo sa e men che meno sa usarli. Attraversiamo la vita essenzialmente programmati come robot, dall’educazione e dal passato ereditato, a reagire in certi modi prevedibili.

Quando qualcuno attacca verbalmente me, te o un altro, raramente la cosa riguarda me, te o un altro. Riguarda il programma di quella persona. Ecco il punto: se puoi vederlo in un altro, allora ce l’hai anche tu. Il dottor Hew Len è noto per dire: “Hai mai notato che quando c’è un problema tu sei sempre presente?”.

Sei presente perché sei parte del problema. O meglio, sei parte del programma. Il programma in te ha attratto un’altra persona con lo stesso programma. È come guardare nello specchio. Quello che vedi sei tu, ma anche quello che vedi nella vita sei tu. L’esteriorità è una proiezione. Fino a quando non l’hai sperimentata DENTRO di te non sai nemmeno che esiste. Tutto accade dentro. L’esterno è solo un riflesso. Ecco perché è così importante capire che piena responsabilità vuol dire considerare tua ogni cosa che vedi e sperimenti. Non c’è mai nulla all’esterno perché ne diventi consapevole soltanto all’interno. Di nuovo, è tutto un riflesso di ciò che c’è in te. Tutto è uno specchio. Tutto è un programma condiviso. Quando ripulisci, ripulisci il programma e diventi parte della soluzione.

È così che il dottor Hew Len aiutò a guarire un intero reparto di criminali malati di mente. Non lavorò su di loro ma su se stesso. La medicina tradizionale aveva già fallito nel tentativo di curarli. Il dottor Hew Len li trasformò lavorando sulle sue percezioni. Ripulendo quelle proiezioni i pazienti migliorarono.

Devi capire che quando leggi questo libro, osservi una persona, vivi un momento qualsiasi, raramente, se non mai, lo vedi esattamente per quello che è.

Nel 2011 alcuni psicologi della Vanderbilt University scoprirono che i ricordi delle cose che abbiamo visto di recente possono influenzare la nostra percezione visiva, compromettendo la nostra capacità di comprendere correttamente ciò che stiamo effettivamente vedendo e di agire di conseguenza. “Questo studio dimostra che trattenere nella mente per un breve periodo la memoria visiva di qualche evento può ‘inquinare’ la percezione visiva durante il periodo del ricordo”, ha detto Randolph Blake, uno degli autori della ricerca e professore emerito di psicologia.1

Per esempio, qualche anno fa, mia moglie era al volante quando la sua auto si incendiò. Fortunatamente vide del fumo uscire dal cruscotto, fermò la macchina e scese per cercare aiuto. Nel giro di pochi minuti l’auto era un inferno. Poiché era vicina a casa mi chiamò e la raggiunsi in fretta e furia. Insieme osservammo la sua macchina liquefarsi. Fu inquietante e indimenticabile.

Per tutta la settimana successiva vedemmo e fiutammo fumo. Ricordo che una mattina, dopo aver fatto colazione, lei guardò fuori dalla finestra e vide della nebbia. A entrambi sembrava fumo. Corremmo fuori presi dal panico cercando una casa in fiamme ma non c’era niente del genere. Era soltanto la solita nebbia mattutina. La traumatica esperienza della visione dell’auto di mia moglie in fiamme aveva costretto i nostri cervelli a vedere del fumo dove non c’era.

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Ma non si tratta soltanto di fare arrivare una percezione fino al momento presente. Sì, se hai appena visto un film dell’orrore con immagini forti e inquietanti, tutto ciò che guarderai subito dopo avrà delle sfumature di paura. Il tuo cervello filtrerà i momenti successivi a causa delle visioni ancora presenti nella memoria.

Il dottor Hew Len mi spiegò che abbiamo anche ricordi inconsci che influenzano ogni livello del nostro essere, sia mentalmente che fisicamente. Disse: “Se il tuo subconscio è pieno di informazioni e si sente sopraffatto da quel peso, ti lascerà. Lo sai. Si alza e se ne va. Quella parte di te se ne è andata, hai una casa vuota. E cosa succede quando hai delle case vuote? Puoi essere posseduto. I demoni entrano. Il fatto è che devi stare a casa. Devi continuare costantemente a lavorare per essere al punto Zero, per fare in modo che nessuna parte di te ti abbandoni.

“Una cellula cancerogena è una cellula che ha perso la sua identità. Non sa chi è. E poiché non lo sa, provoca il caos. Distrugge tutto. È agitata. Proprio come te. Le cose emergono perché non sai chi sei. Sei stato spiazzato dai ricordi. Invece di essere al punto Zero, la memoria emerge e ti spiazza. Ora sei all’inferno e spunta ogni genere di problemi. Demoni”.

Anche i ricordi inconsci hanno una parte più sottile ma altrettanto significativa. Per esempio, quando vai a una festa e vedi qualcuno che ti piace o ti irrita a prima vista, spesso è a causa di un programma che hai in testa. Non vedi la persona chiaramente. Stai impostando il tuo programma che si proietta sulla persona. Non c’è da meravigliarsi se molta gente sposa persone che o adorano o detestano i loro genitori. Quelle prime immagini depongono uno strato su ciò che vedono di fronte a sé.

Io avevo un problema con le figure autoritarie. Mi ribellavo contro i capi. Odiavo stare al lavoro. Lavoravo bene ma borbottavo contro i miei superiori. Erano “superiori” soltanto per il fatto che la loro posizione lavorativa era migliore e la loro retribuzione era più alta. Non stavano sopra di me, ma la mia psicologia me li faceva vedere allo stesso modo dei miei genitori. Era la relazione con mio padre – un ex sergente dei Marines – che veniva proiettata su chiunque agisse con autorità. Non vedevo il capo come una persona ma come una versione di mio padre. Ovviamente non me ne rendevo conto. Ci volle una lunga pulizia per arrivare a eliminare il programma.

Non pensare di essere immune da questa trappola della mente. È facile pensare che accada agli altri ma non a te. E già questo è un inganno del cervello, un modo per evitare la responsabilità. Infatti, in questo preciso momento non stai vedendo la realtà.

Ci sono cento miliardi di neuroni nel tuo chilo e tre etti di cervello. Ogni secondo, undici milioni di impressioni sensoriali sfrecciano sulle autostrade del tuo cervello, ma soltanto quaranta raggiungono l’effettiva consapevolezza. Quaranta! Cosa è accaduto agli altri 10.999.960 bit di informazione? Il tuo cervello li ha filtrati e classificati come inutili alla tua sopravvivenza.

Ma come ha fatto a sapere cosa eliminare? Il tuo cervello crea un’immagine del mondo basata sui ricordi che ha. In altre parole, le tue esperienze passate sono i ricordi che creano un modello di realtà usato poi dal tuo cervello per dirti cosa è reale. Se ciò che sta accadendo in questo momento non si accorda con ciò che il tuo cervello ha deciso che sia prezioso e reale, tu come essere cosciente non lo verrai mai a sapere. E non avrai mai accesso nemmeno all’informazione. Il tuo cervello ti proteggerà da ciò. Il tuo cervello è una macchina per creare la realtà, solo che tu probabilmente non lo sapevi. Finora.

Non c’è da stupirsi se mi vengono rivolte domande come: “Perché certa gente crede nella Legge d’Attrazione e altra no?”. Facile. I credenti permettono all’informazione che vi è contenuta di sostenere la loro fede; i non credenti, allo stesso modo, permettono a quell’informazione di rifiutare la Legge d’Attrazione e di sostenere la loro fede.

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La Legge d’Attrazione è reale? Poiché puoi attrarre dati a sostegno di ogni credenza, a quanto pare la Legge d’Attrazione è reale.

Ciò che l’autentico Ho’oponopono rivela è che i nostri ricordi ci impediscono di sperimentare la pura realtà di questo istante. Benché tu probabilmente non desideri che undici milioni di bit di dati ti travolgano all’improvviso, non vorresti nemmeno bloccare l’ispirazione solo perché non si adatta alla tua visione del mondo.

Secondo molti scienziati, soltanto i bambini piccoli vedono il mondo così com’è. Vedono la versione integrale della realtà perché hanno meno dati che filtrano ciò che va verso di loro. Come dice spesso il dottor Hew Len, “abbi gli occhi di un neonato. Solo così puoi vedere”.

Lascia che ti faccia un altro esempio, anche se è doloroso scriverlo.

Anni fa mia moglie e io trovammo una villa che ci piaceva molto. Era maestosa e isolata, su venti acri collinari bellissimi e rispondeva alle nostre esigenze del momento. Poiché era una casa di lusso molto costosa, comprarla avrebbe richiesto un finanziamento gigantesco. Feci la richiesta e venne accolta. Iniziammo le pratiche per concludere l’acquisto e cominciammo a pianificare il trasloco. Pensavamo di celebrare il Natale nella nostra nuova casa. L’atmosfera era elettrizzante.

Ma tre giorni prima della firma finale, la banca mi chiamò e aggiunse altre provvigioni al finanziamento. I miei commercialisti e i miei consiglieri legali mi dissero di non accettare perché me ne sarei pentito. In quei tempi quello era il modo in cui le banche mettevano in difficoltà finanziarie la gente. Non volevo cadere in quella trappola e decisi di non comprare la villa. Eravamo profondamente delusi. Cancellammo l’appuntamento per la chiusura dell’affare.

Pensai che fosse tutto finito. Mi sbagliavo.

I venditori erano due avvocati che stavano divorziando e decisero di farmi causa per il mancato acquistato della casa. Non potevo credere che una cosa del genere fosse possibile. A causa di un cavillo nel contratto che mi impediva di ritirarmi dall’acquisto mi citarono in giudizio. Dovetti andare da tre diversi avvocati prima di trovarne uno che mi piacesse e che volesse aiutarmi.

Tutto ciò si trascinò per vie legali per almeno tre anni. Tre anni! Dovetti andare a deporre e l’avvocato della controparte mi interrogò praticamente su tutto, da perché non comprai la casa alla relazione con la mia ex moglie defunta. In quei momenti cerchi di tenere duro, ma il processo fu estenuante e penoso. Quello che mi faceva più male era l’idea che stessero facendo tutto ciò per avidità o vendetta. Non c’era amore. Mi straziava il cuore vedere come la gente possa essere spinta a fare certe cose.

Conosco molti metodi per ridurre lo stress e molti sistemi di guarigione. Li misi in pratica tutti ma nulla risolse il problema. Continuavo a ripulire, ripulire, ripulire. Ripulii praticamente ogni giorno per più di tre anni. Non accadde nulla, o almeno così sembrava.

Quando il dottor Hew Len venne a trovarmi a Austin, prima di un altro evento di Zero Limits, lo incontrai all’ufficio bagagli smarriti dell’aeroporto, il che è significativo se si pensa che iniziai a raccontargli del peso che stavo portando. Ascoltò attentamente la mia storia.

“Hai ancora il tuo biglietto da visita?”, mi chiese riferendosi al biglietto che una volta aveva detto essere uno strumento di purificazione, quello con la mia macchina chiamata Francine. Dissi di sì, ce l’avevo.

“Prendilo e usalo per tagliare a pezzi l’immagine di quella gente che ti sta facendo causa”, mi spiegò. “Osservala sminuzzarsi in piccoli pezzi e poi dissolversi”.

Mi stava insegnando una tecnica avanzata di Ho’oponopono per ripulire. Feci esattamente ciò che mi disse. Tuttavia nulla sembrò cambiare. Infatti quella coppia notificò che mi chiedeva tre milioni di

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dollari. Ero esterrefatto. Non avevano avuto nessuna perdita reale. Avevano ancora la casa ma mi stavano facendo causa per quella che sostenevano essere una perdita percepita di entrate.

Parlai della mia situazione difficile con gli amici più intimi. Nessuno riusciva a spiegarsi perché mi stesse accadendo tutto ciò. Poiricordai che nel mio libro Attractor Factor dicevo che quando impari la lezione non hai più bisogno dell’esperienza.

“Qual è la lezione”, mi chiesi. “Qual è la lezione?”.

Dopo mesi di profonde ricerche interiori conclusi che un programma in me stava attraendo quella situazione per darmi una lezione su come si leggono i contratti. Mi ero fidato del mio agente immobiliare, che avrebbe dovuto togliere quella clausola che stava provocando tutti quei problemi, e non avevo letto attentamente il contratto malgrado dentro di me qualcosa mi avesse spinto a farlo. Avevo ignorato quell’avvertimento interiore. Il risultato fu l’inferno. Una volta appresa la lezione – obbedisci alle sensazioni e leggi i contratti – mi sentii libero.

Poi accadde un miracolo.

La coppia propose di giungere a un accordo in via amichevole. Non volevano più i tre milioni. Non volevano più portare avanti la causa. Fu una fine rapida e pacifica del dramma. Era tutto finito.

Benché le cause legali durino spesso degli anni, questa finì nel momento esatto in cui feci chiarezza. Questo, per me, è un altro miracolo.

Ti prego di notare che dovetti ripulire fino a quando imparai la lezione e il programma venne eliminato. Una volta rimosso il programma, la scena si dissolse. Ma devi prenderti la piena responsabilità perché funzioni.

Un avvocato una volta mi disse: “C’è qualcosa nel cervello umano che non permette alla gente di dire che è responsabile. Anche di fronte a una montagna di evidenze, cerchiamo di negare, ignorare e giustificare il nostro coinvolgimento”.

Ecco perché l’Ho’oponopono contiene frasi come mi dispiace e ti prego perdonami . Quelle affermazioni ti aiutano ad aprire gli occhi sulla tua parte in qualunque cosa tu stia sperimentando. È interessante notare che queste due affermazioni sono le più difficili da dire per la maggior parte delle persone. Persino pensarle risulta complicato.

Di nuovo, non è colpa tua se c’è qualcosa da risolvere nella tua vita, ma ne sei responsabile.

Se stai lottando con un problema che non se ne vuole andare, cerca di capire che non ha niente a che fare con te o chiunque altro. Il problema è un programma . È in te, come un batterio o un virus. È psicologico. È ciò che l’Ho’oponopono definisce un ricordo. Non sappiamo da dove venga e non abbiamo bisogno di saperlo. Dobbiamo soltanto eliminarlo.

Come? Praticando l’autentico Ho’oponopono. Ma prima che ti spieghi nuovi modi per eliminare vecchi programmi, scaviamo un po’ nella storia dell’Ho’oponopono che oggi conosciamo.

Allora, da dove viene questo strano metodo?

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M

Capitolo 3

MORRNAH È PAZZA?

Il punto essenziale del moderno Ho’oponopono è eliminare i dati in te.

– JOE VITALE

orrnah Simeona era un tipo strano. Inizialmente, anche il dottor Hew Len la pensava così. Per tre volte se ne andò dai suoi corsi. Anche dopo essere tornato per sorbirsi tutte quelle chiacchiere esoteriche su demoni, elfie spiriti, pensò ancora per un paio d’anni che lei fosse pazza. Eppure qualcosa lo teneva legato a lei e fu un sincero discepolo del suo Ho’oponopono modernizzato fino alla sua morte nel 1992.

Nel 1976 Morrnah trasformò la tradizionale pratica Ho’oponopono di cura di gruppo in un metodo di guarigione interiore. Morrnah era considerata una Kahuna, o detentrice dei segreti. E tuttavia non li serbò tali. Tenne dei corsi e li rivelò a chiunque per qualche dollaro. Le infermiere la invitavano a ripulire gli ospedali ma non ci andava con un secchio e una scopa. Andava a disperdere gli spiriti che camminavano per i corridoi, giravano in ascensore tutta la notte o azionavano lo scarico dei bagni. Morrnah andava a curare l’ospedale affinché le infermiere avessero un po’ di pace. Evidentemente era brava. Infermiere di altri ospedali le chiesero lo stesso servizio.

Anche se Morrnah era esperta in Ho’oponopono tradizionale, il metodo di guarigione di gruppo, il suo interesse si concentrò su un approccio più intimo che, a quanto pare, creò da sola. Pur rispettando le tradizioni e le credenze hawaiane, capì che se le persone si fossero prese cura del proprio mondo interiore, il loro mondo esteriore sarebbe cambiato. Ricavò dalla tradizione hawaiana una tecnica moderna di auto-aiuto.

Diceva spesso che quando tagli gli aka cords, cioè i legami con la gente e le persone, diventi libero. Paragonava un aka a una connessione telefonica, un collegamento invisibile con un’altra persona. Secondo lei, quando dedichi il tuo tempo a una persona, un luogo, una cosa, crei un attaccamento, un legame invisibile che si radica in entrambi, anche quando lasci quella persona, luogo o cosa. Immagina una ragnatela che ti collega a tutto ciò che hai toccato e riuscirai a intuire il caos. Arrivò a dire che persino gli oggetti d’antiquariato che compri e i regali che ricevi o doni hanno dei legami aka. Si deve fare attenzione e, pensava, si devono sempre cancellare gli attaccamenti.

Una volta possedevo una palla da baseball firmata dal dottor Hew Len che lui aveva usato durante una presentazione perché volevo la sua energia. Ho una collezione di cose appartenute al famoso culturista e attore del cinema Steve Reeves perché volevo la sua energia. Ma allora cosa succede con i pezzi di antiquariato che possiedo, per i quali non ho la più pallida idea di chi, durante diverse generazioni, ne sia stato il proprietario? Devo spezzare intenzionalmente i legami aka con quegli oggetti, altrimenti dovrò ospitare le loro programmazioni nella mia casa.

Morrnah sentiva che dobbiamo recidere tutti i legami aka per essere liberi e fare così in modo che la Divinità possa operare attraverso di noi. Quando andava negli ospedali, con la sua visione, per così dire, a raggi X poteva vedere le anime dei defunti che gironzolavano. Il suo Ho’oponopono riguardava la purificazione karmica. Quando le liberava dai loro vincoli su questo piano, si rimettevano in movimento. Il suo metodo era quello di recitare la sua Preghiera di Purificazione favorita. La paragonava al Padre Nostro ma la preferiva per ripulire i vincoli. Era ispirata a farlo

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